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La candidatura di Ravenna come uno dei due hub nazionali sul tema del gas, oltre ad aver suscitato plauso da più parti, ha anche fatto scaturire vari interrogativi

L’annuncio del progetto di un rigassificatore a Ravenna, oltre ad aver suscitato plauso da più parti, ha anche fatto scaturire vari interrogativi.

Secondo alcuni osservatori, infatti, il progetto dal punto di vista delle ricadute economiche, anche in termini di risparmio sulle bollette, dovrebbe andare a beneficio dell’intera comunità ravennate e non soltanto di pochi.

Sul tema si è espressa anche Legambiente che in una nota ha tra l’altro affermato: “Ancora una volta l’esacerbazione del conflitto russo-ucraino ci pone davanti la fragilità energetica del nostro Paese, che sta compiendo gravi passi indietro sul fronte della transizione.

Ci auguriamo che certe decisioni non vengano prese a cuor leggero, o addirittura con toni trionfalistici. Stiamo pagando alto il ritardo negli investimenti sulle rinnovabili. La scelta di accogliere il rigassificatore potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia nella strategia energetica a medio termine della regione Emilia-Romagna: gli obiettivi del patto per il clima ed il lavoro (100% rinnovabile al 2035) così come gli obiettivi indicati all’interno del Piano Energetico Regionale (27% di rinnovabile sui consumi finali e -40% di emissioni di CO2 al 2030) richiedono di avviare già ora un processo di totale de-metanizzazione ed elettrificazione dei consumi sul territorio regionale”. 

E ancora: “La crisi energetica ha evidentemente messo in difficoltà i decisori politici, che tuttavia in questi giorni propongono di rispolverare progetti basati soltanto sulle fonti fossili. Alcuni di questi progetti sono al centro delle proposte del sindaco di Ravenna: oltre all’installazione del rigassificatore ha infatti proposto l’avvio di nuove attività estrattive di gas oltre le 12 miglia nell’Adriatico e l’investimento in tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2

“La situazione emergenziale che stiamo affrontando – si legge sempre nella nota di Legambiente – non deve dare linfa vitale a idee del passato, strategicamente errate e inefficienti, ma dev’essere il volano per il rilancio energetico della nostra regione. Non vanno persi di vista gli obiettivi essenziali: efficientamento energetico, elettrificazione dei consumi e diffusione degli impianti per la produzione di energia da rinnovabili. Rinnovabili che trovano un piccolo spazio fra le righe delle proposte di de Pascale: l’unica eccezione al business-as-usual del fossile fra le 4 proposte è infatti il timido sì alla Realizzazione di un parco eolico offshore da 600MW di potenza con impianto fotovoltaico galleggiante annesso da 100MWp.

L’associazione inoltre ricorda che “Da anni sosteniamo la realizzazione degli impianti eolici sulla costa romagnola, a Ravenna come a Rimini. Se si avviasse un processo di decommissioning delle piattaforme fossili oggi esistenti, parallelamente a una vera transizione energetica, la Romagna potrebbe giocare un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi energetici della regione e del paese. Purtroppo, si tratta di un potenziale ancora ignorato e vittima degli interessi a breve termine dei soggetti economici locali, decisamente legati all’estrazione del fossile e a un turismo non sostenibile.”