Campo agricolo con un lavoratore (Foto Shutterstock.com)

Legacoop Romagna evidenza i problemi del settore, che stanno portando imprese o a rinunciare alla raccolta di qualche frutto o a riconvertire i campi

Carenze di manodopera fino al 50%, con punte fino al 70% nella raccolta e nella lavorazione della frutta. È l’allarme che proviene dal settore agroalimentare di Legacoop Romagna, un mondo che, nella precedente annata, ha sia realizzato un valore della produzione di oltre 1.700.000.00€, sia dato lavoro a oltre 7200 persone.

Le notizie che giungono dalla campagna sono drammatiche. Ci sono, infatti, imprese agricole che o stanno rinunciando a raccogliere alcune pezzature di frutta, oppure che hanno già programmato di riconvertire i campi verso colture estensive ad alto tasso di meccanizzazione, come i cereali. Inoltre, gli ordini di fertilizzanti e di antiparassitari per la prossima stagione, al netto del loro incremento di prezzo legato alla guerra in atto, sono in sensibile riduzione e molti imprenditori stanno rinunciando ad investimenti già pianificati. Un chiaro segnale che tanti soci agricoltori si preparano a ridurre al minimo le attività, se non ad interromperle. È un problema per gli stabilimenti di lavorazione e di confezionamento disseminati sul territorio, dove rischiano di non arrivare quantità sufficienti di prodotto per coprire le linee di lavorazione.

Le conseguenze di questa situazione sono varie, tra cui la riduzione di disponibilità di prodotto sui mercati, che non può non riversarsi, in prospettiva, né sugli scaffali della grande distribuzione e né sulle tavole degli italiani; col rischio concreto di compromettere varietà tipiche del territorio e del “Made in Italy”, come fragole, pesche e ciliegie, ma anche tipologie di ortaggi e di colture sementiere. Il timore che questo problema si ripresenti, allo stesso modo, anche nella successiva vendemmia è alto; soprattutto perché la questione non riguarda solamente la Romagna, dato che nelle cooperative associate, le stesse problematiche, vengono riportate dai soci delle regioni centromeridionali dello Stivale.

Tra le cause di questa crisi la politica migratoria deficitaria; la mancata programmazione dei flussi; le lentezze burocratiche; l’inefficiente funzionamento delle politiche attive del lavoro e del mercato dell’impiego; le regole ostative sulla manodopera stagionale; la carenza di formazione che impedisce di creare e di reperire lavoratori specializzati; e l’erosione dei redditi delle aziende agricole familiari. 

Mario Mazzotti, presidente di Legacoop Romagna, in merito alla carenza di manodopera, si è così espresso: “A questo punto occorre una forte azione politica e istituzionale per affrontare, in tempi rapidissimi, tale emergenza, coinvolgendo tutti, a partire da governo e da Parlamento, fino alle istituzioni regionali e locali. Per quanto ci riguarda, come Legacoop Romagna siamo impegnati con tutte le nostre forze a monitorare la situazione e a ricercare tutte le possibili soluzioni, anche grazie a Federcoop Romagna e alla nostra rete di imprese di servizi. È però chiaro che il Paese, in particolare di fronte a questa situazione internazionale, non può più prescindere da una nuova politica dei flussi migratori basata su programmazione, legalità, rispetto dei diritti umani e delle persone, e una maggior tutela del reddito delle piccole imprese agricole. In gioco c’è la tenuta del nostro sistema imprenditoriale e della qualità delle nostre produzioni. È necessario, altresì, un ripensamento del sistema delle politiche attive del mercato del lavoro, che sia capace sia di collegare, in maniera efficace, domanda e offerta di manodopera, sia di garantire i percorsi formativi necessari a figure professionali che devono essere sempre più qualificate”, ha concluso Mazzotti.