Il vincitore, Daniele Longanesi, con Federico Ponzi

Da 780 a 70.000 bottiglie in 24 anni: la produzione del Burson cresce ma si fa superare dal Rambéla

E’ Daniele Longanesi a vincere l’edizione 2022 della competizione  “A che punto siamo” che ogni anno mette in gara i produttori del vino Burson ricavato dall’uva Longanesi. Ad aggiudicarsi il premio, la testa di cavallo, simbolo del Consorzio di valorizzazione “Il Bagnacavallo” e realizzata in formato gioiello dall’oreficeria Ponzi, è proprio l’erede di chi ha salvato l’autoctono dall’estinzione e attuale presidente del Consorzio, organizzatore dell’evento.

I risultati della gara

Con 87,54 punti, la sua etichetta nera ha prevalso su quelle dell’azienda agricola Spinetta di Faenza, seconda con 86,76 punti e dell’azienda agricola Augusto Randi di Lugo, terza con 84,84 punti. La gara conclusiva, disputata fra i 5 finalisti alla Cà de Ven di Ravenna a fine giugno, ha escluso dal podio l’azienda di Elio Bacchilega di Bagnacavallo, quarta con 84,73 e quella di Randi vini di Fusignano, quinta con 83,49.

I numeri del Consorzio Il Bagnacavallo

“Attualmente fanno parte del Consorzio 14 produttori sparsi sul territorio – spiega l’enologo Sergio Ragazzini, ideatore dell’evento che è giunto ormai alla sua 18° edizione. Nato nel 1998 per valorizzare le produzioni tipiche della zona di Bagnacavallo, in cui erano comprese anche aceto, miele, formaggi e altro ancora, il Consorzio riunisce ora esclusivamente produttori di vino, ad eccezione del calzaturificio Emanuela che ha scelto di inserire il logo de “Il Bagnacavallo” su ogni scatola per fini promozionali. “Nell’arco di questi anni, la produzione si è ampliata passando dalle 780 bottiglie del primo anno alle 70.000 attuali per lo più destinate al mercato estero”. Il Burson è un vino particolare, che per essere apprezzato necessita di palati abituati a sapori intensi e importanti. “Oltre la metà della produzione viene esportata in Germania, Singapore e Cina – continua Ragazzini. “In quei mercati il Burson riscuote molto successo al punto da essere stato eletto anni fa, nel corso di una importante mostra enologica cinese, come il migliore vino rosso presente”.

Le prospettive future

Accanto al Burson si sta facendo strada un altro vino, di origine sempre locale, il “Rambèla”, un bianco prodotto nelle versioni ferma e frizzante, che deriva dal vitigno Famoso. “In questi ultimi dieci anni, da quando è iniziata la sua riscoperta – spiega Ragazzini – i produttori sono diventati sei e le bottiglie da zero sono passate a 100.000 di cui il 60% prodotto nella versione spumantizzata”. Anche in questo caso, come per il Burson, si tratta di un vitigno antico, travolto negli anni da un oblio che solo l’interessamento di alcuni appassionati delle produzioni autoctone ha saputo cancellare. “Il nome Rambéla è il termine dialettale utilizzato per indicare nelle nostre zone il vitigno Famoso e può essere usato soltanto dai produttori del Consorzio Il Bagnacavallo – sottolinea. “Sicuramente si tratta di un prodotto più facile da proporre rispetto al Burson, in grado di confrontarsi con il prosecco”. Le zone di produzione si sono, nel frattempo, estese fino a Faenza, Cesena e Mercato Saraceno che farà uscire dopo la vendemmia 2022 la Dop Romagna Famoso. Ma le sperimentazioni non finiscono qui. “Stiamo lavorando sul Malbo Gentile, altro vitigno locale, da cui – continua Ragazzini – si produce un passito rosso che al momento è arrivato ad una produzione di circa 10.000 bottiglie l’anno. Accanto all’attività dei 2-3 produttori locali c’è anche la scuola agraria Persolino di Faenza che si sta occupando del suo sviluppo. In questo caso parliamo di un prodotto di nicchia – conclude Ragazzini – che va degustato in abbinamento al cioccolato o ad un buon sigaro”.