Secondo l’analisi di Coldiretti i terreni coltivati a bio in Italia sono raddoppiati in 10 anni, raggiungendo un record storico con più di 2 milioni di ettari

Con la crisi energetica è boom sia per l’agricoltura biologica, che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, sia per le filiere corte, sia per la rinuncia ai concimi chimici di sintesi, prodotti con l’uso di gas. In Italia, infatti, i terreni coltivati a bio, hanno raggiunto quasi 2.200.000 di ettari, il massimo di sempre.

Questo è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, diffusa in occasione dell’inaugurazione del “Sana” alla fiera di Bologna, alla quale sono intervenuti più di trecento tra agricoltori ed allevatori bio, giunti da tutta la regione con le loro esperienze innovative e protagoniste allo stand di Coldiretti bio, l’associazione che riunisce le imprese biologiche e biodinamiche di Coldiretti, collocato nel padiglione trenta, allo stand C/21. Esempi, questi, di buone pratiche funzionali al piano di riduzione dei consumi energetici.

L’Emilia-Romagna, infatti, oggi, è la quarta regione in Italia per superficie coltivata a bio e per numero di operatori biologici. Sono oltre settemila le aziende agricole biologiche, con un incremento dell’85% dal 2014, e con una superficie totale che supera i 200.000 ettari, rappresentando circa il 18% della “Sau” regionale.

Tra le esperienze che abbattono i consumi illustrate dai giovani imprenditori biologici allo stand della Coldiretti bio, si va dall’uso di sostanze naturali e 100% made in Italy, per concimare i terreni e per sostituire i fertilizzanti provenienti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie; al riutilizzo degli scarti di produzione, come foglie, gusci e paglia, per garantire energia pulita; fino al potenziamento delle filiere corte, con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo, si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale. In alcuni casi, però, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura ad un calo del 45%.

I concimi di sintesi, azotati, fosfatici o potassici, sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori, e l’Italia è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici è dovuta proprio a tali dinamiche e, l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.

Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce, così, la resilienza delle aziende agricole biologiche, rappresentando un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Puntando sulla filiera corta, poi, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia, dal punto di vista economico, sia agricoltori che consumatori.

Il risultato è che, mai così tanti ettari, sono stati coltivati a biologico in Italia, con la superficie che, secondo l’analisi Coldiretti su dati “Ismea”, nel giro degli ultimi dieci anni, è praticamente raddoppiata, con un +99%. I terreni bio rappresentano il 17,4% delle campagne del Paese, quasi il doppio della media europea, ferma a circa il 9%, e molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Inoltre, è boom anche di imprese agroalimentari biologiche, che salgono a oltre 86.000, ossia il 79% in più in un decennio, dando, così, all’Italia il primato europeo per numero di imprese.

Numeri che, durante l’incontro promosso da Coldiretti bio, svoltosi nella sala del palazzo dei congressi di Bologna, alla presenza di oltre trecento imprenditori del biologico, sono stati analizzati insieme alle strategie per combattere sia gli effetti dell’inflazione sulla spesa, che l’impatto dei rincari energetici sulle scelte produttive.

All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, oltre a Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti bio, Elena Panichi, capo unità dell’agricoltura biologica “Dg agri” della commissione Ue; Enrico Amico, presidente di “Demeter”; Robert Schweininger, responsabile degli acquisti del gruppo tedesco “Tegut”; Carmelo Troccoli, direttore della fondazione “Campagna amica”; Francesco Giardina, segretario di Coldiretti bio; e Marco Allaria Olivieri, direttore regionale dell’associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana.

In merito allo sviluppo dell’agricoltura biologica in tutto il Paese, si è espresso Ettore Pradini, presidente di Coldiretti: “Grazie anche al primato nel biologico, l’agricoltura italiana è, oggi, la più green d’Europa, con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile del Paese. Il settore bio, inoltre, vanta ancora ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”, ha concluso Prandini.

Anche Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti bio, ha speso qualche parola in merito a questa agricoltura che permette di abbattere di un terzo i consumi: “Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale. È necessario, però, ricentrarlo sulla sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione, ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione che possa essere, sempre di più, garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone di cui le aziende agricole italiane sono da tempo protagoniste”, ha concluso la Gardoni.

Nicola Bertinelli, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, invece, si è così espresso in merito al bio: “Anche il nuovo psr regionale mette al centro la sostenibilità ambientale, con una dotazione di oltre 404.000.000€, pari al 44,25% delle risorse totali, permettendo sia il sostegno alla lotta integrata, sia l’importante aiuto al settore biologico, che avrà, sempre più, un ruolo cardine nell’agricoltura della nostra Regione”, ha concluso Bertinelli.

A Bertinelli, infine, ha fatto eco Marco Allaria Olivieri, direttore di Coldiretti Emilia-Romagna, con le seguenti affermazioni: “Fondamentale, da parte della Regione, l’attenzione posta nella programmazione, per gli anni a venire, sui temi della competitività, collegati proprio alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione dell’agricoltura biologica Come Coldiretti Emilia-Romagna, proprio grazie alle risorse del psr, abbiamo organizzato un’importante offerta formativa per le aziende agricole biologiche e, come già avvenuto in passato, da ottobre, ripartiranno i corsi, totalmente finanziati, sia per le nuove imprese start-up bio, sia per le aziende specializzate nei vari comparti produttivi biologici”, ha concluso Olivieri.