Crescono le imprese a Ravenna ma si tratta per la gran parte di attività edili legare al superbonus del 110%

Per Morelli, presidente dei Commercialisti, mancano le nuove imprese innovative

Aumenta il numero delle imprese ma si tratta di una rondine che non fa primavera. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Ravenna, le imprese iscritte al registro al 30 giugno 2022 erano 38.514 contro le 38.297 iscritte a fine marzo. Numeri in crescita, certo, ma trainati dalla voce edilizia, a sua volta sospinta da quella misura temporanea che è il superbonus 110%. Infatti, delle 217 nuove iscrizioni ben 77 sono nel settore dell’edilizia, seguito dalle 44 del commercio e dalle 34 nel settore di bar e ristorazione. “Si tratta di numeri che ci indicano – spiega Vincenzo Morelli, presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli esperti contabili della Provincia di Ravenna – come non siamo di fronte a un fiorire di imprese innovative o importanti ma di strutture che nascono per rispondere ad una esigenza temporanea in alcuni settori sui quali pesa in maniera significativa il meccanismo degli incentivi messo in piedi dal Governo negli scorsi anni”.  E anche il commercio non va meglio. “Vedere negozi in cerca di inquilino in via Cavour a Ravenna – spiega ancora Morelli – non fa certo buona impressione e ci dice della reale condizione in cui versa il commercio tradizionale che soffre enormemente la concorrenza dell’online e delle nuove piattaforme di vendita”. E anche negli studi dei dottori commercialisti non c’è la fila per avere informazioni su come aprire nuove imprese. “Le persone comuni ci vedono come coloro che fanno da intermediati tra loro e il fisco e così è per la gran parte dei nostri clienti. Certo – spiega ancora Morelli – facciamo molta consulenza aziendale, ma ad imprese esistenti perché le nuove iniziative latitano”. Se, poi, serve un finanziamento bancario per partire, le cose si complicano ancora di più. “Partendo dalla premessa che, per l’erogazione dei finanziamenti, le banche utilizzano somme ricevute da correntisti e che, perciò, le devono trattare con grande attenzione,  – spiega il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Ravenna – in questo momento avere delle buone idee non sorrette da adeguato business plan e da qualche garanzia non porta molto lontano nel confronto con un istituto di credito. Peraltro le banche sono tenute a mantenere una buona dose di liquidità, sulla base di indicazioni BCE e Banca d’Italia  più stringenti rispetto al passato, con la necessità di una maggiore attenzione nella valutazione della rischiosità degli impieghi. Detto questo i tempi di erogazione, se la banca crede al progetto, non sono più ampi rispetto al passato e l’iter si può concludere in tempi sufficientemente veloci”.