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Un processo sostenibile che evita l’utilizzo di fonti fossili, in un’ottica di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici

Da rifiuti a risorse. Trasformare materiale biologico di scarto come legna proveniente da eventi meteorologici catastrofici o scarti dell’agroindustria in biocarburanti. È quello che si propone di fare il progetto NET-Fuels, coordinato dal prof. Andrea Contin dell’Università di Bologna che verrà presentato il 14 e 15 dicembre a Ravenna e Marina di Ravenna.

Una due giorni che vedrà gli interventi del prof. Contin, che introdurrà il progetto coadiuvato da Adriana E. Dasculto, project manager dell’Università, dell’Assessora Randi, che parlerà a nome del Comune di Ravenna, ente patrocinatore dell’evento, e della professoressa Mirella Falconi, presidentessa della Fondazione Flaminia, ente gestore attraverso Cifla del Tecnopolo di Ravenna, presso i cui laboratori verrà realizzato il progetto.

Durante la prima giornata anche Javier Garcia Fernandez, Project Officer delegato dalla European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (Cinea) alla gestione del progetto, si collegherà con l’evento per presentare l’istituzione europea da lui rappresentata e spiegare il proprio ruolo nel progetto. In seguito, tutti i partner del progetto presenteranno le proprie istituzioni e il proprio ruolo nel progetto di ricerca.

La seconda giornata sarà dedicata alla visita al Centro Ricerche Ambiente Energia e Mare, a Marina di Ravenna, sede del Tecnopolo presso la quale l’Università svolgerà la propria parte di ricerca e, in seguito, inizieranno le prime riunione operative fra i partner.

Il progetto, il cui titolo per esteso è “Increasing biomass conversion efficiency to carbon-negative sustainable biofuels by combination of thermal and bio-electrochemical processes”, attraverso una serie di tecnologie avanzate, produrrà idrogeno, metano e biocarburanti, mentre, tramite l’utilizzo della parte carboniosa come ammendante nel suolo, effettuerà il sequestro di CO2. Ottenere carburante da scarti di tipo biologico è un processo sostenibile in quanto evita l’utilizzo di fonti fossili, in un’ottica di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

La metodologia affronta il problema in maniera interdisciplinare, pianificando interazioni tra esperti provenienti da differenti campi tecnici e ingegneristici, ma affrontandola anche da un punto di vista dell’analisi del ciclo di vita, del marketing e degli aspetti economico-sociali, in collaborazione con il prof. Brightman del Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna.

Nella pianificazione è previsto anche l’impegno con i cittadini, la società civile e gli utenti finali tramite un comitato consultivo esterno.

Finanziato dall’Unione Europea con quasi 4.800.000 € nell’ambito del bando Horizon Europe, NET-Fuels vede la collaborazione di diversi partner europei (Fraunhofer UMSICHT e ITHAKA – Germania, LEITAT – Spagna, SUT – Polonia, REACH – Austria, WRG – Regno Unito) e nasce dalla partnership, ormai consolidata, dell’Università di Bologna con il Franunhofer Institute, uno dei più importanti e qualificati Centri di Ricerca industriale a livello mondiale.

La collaborazione nata nel 2013 tra l’Environmental Management Research Group dell’Università di Bologna e il Fraunhofer Institute UMSICHT, Sede di Sulzbach-Rosenberg, ha visto lo sviluppo di una forte conoscenza e fiducia reciproca, portando nell’aprile 2022 alla firma dell’Accordo Quadro, tra Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Fraunhofer Gesellshaft, per la costituzione della Fraunhofer Innovation Platform on Waste Valorisation and Future Energy Supply presso il Centro di Ricerca di Marina di Ravenna (FIP-WE@UNIBO).