Vincenzo Morelli, 62 anni, presidente dell'Ordine dei Commercialisti e degli esperti contabile (foto Biserni)

Morelli (presidente Dottori commercialisti): serve una semplificazione reale

Cinquecentoventi professionisti – per il 53% uomini e solo per il 21% con meno di 40 anni – al servizio delle imprese e dei contribuenti. Che al sentire la parola “semplificazione” tremano e sperano sempre che l’Agenzia delle Entrate diventi, se non amica, per lo meno collaborativa. “Io dico spesso che noi dottori commercialisti – spiega il presidente provinciale dell’Ordine dei Dottori commercialisti e  degli esperti contabili Vincenzo Morelli, 62 anni, studio a Ravenna – siamo i collaboratori non pagati dell’Agenzia delle Entrate”. E per giunta trattati non proprio con i guanti. “Il problema è che ci servirebbe una reale collaborazione con gli uffici fiscali e invece facciamo persino fatica a prendere un appuntamento se dobbiamo parlare con gli uffici per affrontare una problematica che i nostri clienti ci pongono o se, come spesso accade, dobbiamo ragionare su atti e accertamenti inviati dalla stessa Agenzia”. Sarà che l’Agenzia non vuole favorire i Dottori commercialisti rispetto alle associazioni, sarà colpa del Covid, ma la questione sta diventando problematica per i Dottori commercialisti. “Diciamo pure che dopo il Covid la situazione è drammaticamente peggiorata. Dipendenti in smart working, uffici dimezzati, la realtà è che i pensionati riescono a  farsi ricevere ma i commercialisti no, oppure fanno un fatica tremenda. Cerchiamo in ogni modo un dialogo con le Entrate ma il problema dei rapporti con gli uffici sembra irresolubile”. Adesso l’Agenzia si concentrerà sulle questioni di maggior rilievo, dice la presidente del Consiglio. “Sarebbe una strada giusta anche perché – spiega ancora Morelli – molto spesso i piccoli, artigiani e commercianti in testa, se evadono lo fanno per una questione di sopravvivenza. La cosa più importante è andare a scovare le grandi evasioni, non colpire le violazioni insignificanti. Che io non difendo, sia chiaro, ma dal punto di vista degli incassi rendono poco o nulla per l’Agenzia delle Entrate”.

E poi, gli adempimenti. “Qui siano al paradosso che dobbiamo dichiarare i contributi ricevuti in occasione del Covid. L’agenzia ha tutti i dati in mano ma ci chiede di compilare altra modulistica con dati che loro stessi non possono non avere. E poi la chiamano semplificazione”. Ecco, quando sente la parola “semplificazione” Morelli trema. “Si, perché siamo certi che dietro arrivano nuovi adempimenti nuovi controlli e quello che doveva essere semplificato viene complicato”. Così come anche la vita di studio è complessa. “I numeri ci dicono che i praticanti sono quasi dimezzati e sono scesi da 26 a 16 a dimostrazione che la professione attira sempre meno i giovani. E non è semplice neppure trovare il personale per lo studio con le posizioni di segreteria che restano aperte per mesi”, commenta Morelli.