Il riconoscimento è stato consegnato alla presenza di Itala Cipriani e dei figli Paola Perani e Stefano Perani

Nella mattinata di ieri, venerdì 5 maggio, Annagiulia Randi, assessora allo sviluppo economico e attività produttive del Comune di Ravenna, e Mauro Mambelli, presidente di Confcommercio provincia di Ravenna, hanno consegnato, alla presenza di Itala Cipriani e dei figli Paola Perani e Stefano Perani, il riconoscimento di “Bottega storica dell’Emilia-Romagna” al negozio Cipriani di piazza Baracca di Ravenna.

Di seguito, come illustrato in una nota, la storia del negozio Cipriani di Ravenna che, nella giornata di ieri, venerdì 5 maggio, hanno ricevuto il riconoscimento di “Bottega storica dell’Emilia-Romagna”:

  • Nel 1946, quando Renzo Cipriani, proveniente da Prato, aprì con Elsa la sua attività a Ravenna, tutto era diverso. Per cominciare, era appena passata la bufera della guerra. La gente aveva poco di tutto o, in qualche caso, più niente, e l’attitudine pratese al trattamento e al riutilizzo del materiale tessile determinò l’attività, che si svolgeva in via Don Minzoni, alle spalle della basilica di San Vitale, nello stabile un tempo un antico monastero (oggi è stato demolito, e ne rimane una chiesetta ristrutturata). Allora, i Cipriani trattavano anche tappezzerie, biancheria e materassi, semplicemente quello che c’era. Dall’arrivo delle truppe U.S.A., poi, si affacciarono anche indumenti come i primi jeans, che la nonna Elsa pronunciava ostinatamente “i gin”, ed indumenti militari che, mezzo secolo dopo, faranno impazzire le nuove generazioni. I ricordi sono di Itala, la seconda generazione dei Cipriani, che condusse l’attività dopo gli studi, e dopo la perdita prematura del fratello Paolo. Itala ricorda quei locali grandi e suggestivi nella loro antica e solenne decadenza, nei quali aleggiava un profumo di camomilla messa ad essiccare su lunghi banchi, perché vi trovava posto anche il magazzino di un erborista. Italia, inoltre, ricorda che il piano terra era occupato anche da un deposito di macchine e di attrezzi agricoli. Le immagini dell’infanzia profumate di camomilla comprendono anche il laboratorio, in cui delle operaie aprivano e selezionavano le balle di indumenti usati, fino ad ammucchiare il residuo di stracci ormai buoni solo per il lavoro delle ferramenta e delle carpenterie, a cui, infatti, venivano inviati, confezionati in sacchetti. Il monastero fu abbattuto nei primi anni Sessanta, e questo costrinse a trovare una nuova sede, che da allora, più precisamente dal 1963, non è cambiata, in piazza Baracca, avamposto del salotto commerciale elegante della città. Tutto cambiava rapidamente e anche la merceologia si focalizzava. La diffusione del jeans, in quegli anni, trovarono i Cipriani pionieri e già specializzati, al lavoro in quella che diventò la jeanseria della città. Successivamente, dopo che i locali sono stati rimodernati nel 1996, è la volta della terza generazione, con Stefano che lavora dai diciotto anni nell’azienda di famiglia, dopo il liceo artistico, e con la sorella Paola, dopo il diploma di geometra. L’abbigliamento è nella linea giovane e di tendenza, attenta a fasce di clientela non ben servite per schemi della moda, ad esempio il bambino-adolescente non più bambino e non ancora adolescente, che guarda già all’abbigliamento “giovane”. In merito alla storia del loro negozio, i Cipriani si sono così espressi: “Dagli anni Sessanta, tutta la città, i suoi nomi, i personaggi illustri nella cultura e nell’industria, si sono infilati qui, un po’ rigidi e perplessi, con sorrisi impacciati, i loro primi jeans. Qui il cliente trova un po’ di tutto e per tutte le taglie, ma soprattutto trova una assistenza per l’acquisto, un rapporto. In una parola oggi preziosa per il consumatore sempre più attento, competenza”, conclude la nota.