Per il celebre filosofo ha ritirato il premio la nipote Benedetta Craveri

Ieri sera sono stati assegnati, nell’ambito della ventiseiesima edizione della rassegna “La Divina Commedia nel mondo”, il lauro dantesco ad Antonio Patuelli ad honorem e a Benedetto Croce  alla memoria; quest’ultimo è stato ritirato da Benedetta Craveri,  nipote del celebre filosofo, critica letteraria, scrittrice e saggista, accompagnata dal marito, il diplomatico francese Benoit d’Aboville.

Una cerimonia intensa e partecipata che si è svolta nella stessa basilica di san Francesco dove si celebrarono i funerali di Dante Alighieri nel settembre del 1321.

Ad Antonio Patuelli il premio vuole attestare innanzitutto la caratura intellettuale, anche in virtù degli studi delle relazioni tra l’elaborazione dantesca e il grande pensiero europeo, tra etica e filosofia, in un rigoroso e attento dialogo con le discipline storiche. Accanto al fervore dello studio occorre poi mettere in evidenza il grande impegno per la nascita di un polo dantesco che desse valore e contesto alla tomba di Dante. A Patuelli si deve infatti la destinazione culturale degli Antichi chiostri francescani che costituiscono un centro di eccellenza che ospita il Museo dantesco in corso di riallestimento oltre a spazi straordinari per la fruizione della cultura.
Infine gli si deve ascrivere merito anche per la vivacità del dialogo su Dante e per la virtuosa serie di iniziative, proposte e collaborazioni per la celebrazione del centenario, che fanno di Ravenna la città che al mondo, per partecipazione, pluralità delle proposte e quantità degli eventi dedicati, più onora il Sommo Poeta.

Il premio a Benedetto Croce vuole anzitutto ricordare il grande studioso, l’autore del libro sulla “Poesia di Dante”, pubblicato nel 1921 e ancora oggi considerato, per originalità e profondità, punto fermo negli studi danteschi.
Alcuni temi del libro, ancora in bozze quando nel giugno 1920 il filosofo fu nominato da Giolitti ministro della Pubblica istruzione, furono anticipati nel discorso per l’apertura del sesto centenario dantesco, che Croce tenne il 14 settembre 1920 nel refettorio camaldolese della biblioteca Classense, da allora denominato “Sala dantesca”. Un discorso che invitava, con un messaggio di grande attualità, a onorare Dante soprattutto continuando a leggerlo.
Nell’aprile del 1921, infine, Croce fece approvare dal Parlamento la legge ricordata ancora oggi col suo nome. Grazie alla legge Croce si svilupparono a Ravenna e in Italia importanti iniziative di studio, fu “adornata” la tomba di Dante e sistemato il quadrarco di Braccioforte, secondo un principio nel quale la città di Ravenna continua a riconoscersi: il principio che le celebrazioni del poeta debbano lasciare segni duraturi, nelle menti e nelle cose.

Il Lauro dantesco è stato istituito da Walter Della Monica, insieme con l’esperienza della “Divina Commedia nel mondo”, con la finalità di dare merito a coloro che con il pensiero e l’opera hanno contribuito e contribuiscono alla conoscenza del lascito dantesco. Si tratta di un premio che è stato attribuito a prestigiosi uomini e donne di cultura: tra gli altri Emilio Pasquini, Ezio Raimondi, Sergio Zavoli, Nicola Piovani, don Francesco Fuschini, Maria Cristina Mazzavillani Muti, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari.


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