Piazza Martiri della Libertà di Faenza

All’arena Borghesi alle 21.30, con la presenza del regista Mimmo Verdasca

Oggi, giovedì 8 luglio, alle 21.30, nell’arena Borghesi in piazza della Molinella, appuntamento col docufilm “Alida”, diretto da Mimmo Verdesca, che ripercorre la carriera e la vita di Alida Valli. Il regista sarà presente in sala e verrà intervistato dal giornalista del “Corriere di Romagna”.

L’ingresso è consentito soltanto dal lato piazza del Popolo ed è obbligatorio indossare la mascherina fino a quando non si sarà seduti, preoccupandosi sempre di mantenere la distanza interpersonale di un metro. Per evitare assembramenti, è consigliata la prenotazione e l’arrivo nel luogo dell’evento in anticipo (l’apertura dell’arena è prevista alle 20.30 e l’inizio delle proiezioni alle 21.30). Per maggiori informazioni è necessario visitare i siti web www.arenaborghesi.it e www.cineclubilraggioverde.it e le pagine Faecbook e Instagram del “Cineclub il raggio verde” di Faenza.

La protagonista della serata è, appunto, Alida Valli, un’attrice immensa e una donna straordinaria di cui, il 31 maggio scorso,
sono ricorsi i 100 anni dalla nascita. Come affermato in una nota, la sua cinematografia con grandi capolavori
racconta il fascino che ha emanato per tanti registi, da Hitchcock (con “Il caso Paradine”) a Pasolini (con “Edipo Re”), da Visconti (con “Senso”, forse il suo film più famoso) a Reed (con “Il terzo
uomo”), e poi ancora Soldati, Vadim, Zurlini, Clement, Chabrol, in una lista davvero infinita. Una luce che ha brillato anche ad Hollywood. Elegante, luminosa, chic, con uno sguardo magnetico, dotata di estrema ironia ed empatia, prosegue la nota, la Valli è stata una grande interprete, con una solida formazione di studi al centro sperimentale di cinematografia e un talento precoce. Origini nobili, si chiamava infatti Alida Maria Altenburger von Marckenstein und Frauenberg, era nata a Pola, nell’Istria, e da lì era dovuta fuggire con la famiglia a Como dove trascorse una felice infanzia. Poi il “richiamo” del cinema: la Roma di “Cinecittà” e l’esordio giovanissima a 15 anni in piena epoca Telefoni Bianchi, interpretando fin dall’inizio ruoli da protagonista e diventando ben presto l’attrice simbolo del cinema italiano del periodo fascista in film come “Mille lire al mese” del 1938 e “Ore 9: lezione di chimica” del 1941 ma rifiutando poi, con sprezzo del pericolo, di trasferirsi a Salò. Il film di Mimmo Verdesca, continua la nota, selezionato in “Cannes Classic”, poi alla “Festa di Roma” a novembre 2020 (candidato a miglior documentario sul cinema agli ultimi nastri d’argento) restituisce allo spettatore, oltre alla brillante carriera tutta da ripassare, una dimensione privata che completa ancora di più l’unicità di questa donna che ha attraversato il Novecento. Alida Valli conservava tutto, aveva un archivio immenso storico personale e pubblico. Album fotografici, filmini amatoriali, vederli è ricordare la storia d’Italia della seconda metà del Novecento, una full immersion che spazia dal cinema in camicia nera ai capolavori di Visconti, aggiunge la nota. Era molto legata alla sua famiglia, ai due figli Larry e Carlo, avuti dal compositore Oscar De Mejo sposato nel 1944 durante la fase hollywoodiana della sua carriera, e poi ai nipoti, in particolare Pierpaolo che ha collaborato al film e in cui Giovanna Mezzogiorno presta la voce alla nonna, scomparsa a Roma il 22 aprile 2006. Se l’archivio personale è rimasto in famiglia, quello pubblico è stato donato al “Centro sperimentale” che aveva voluto frequentare a tutti i costi. Ribelle, anticonformista, intelligente, spiritosa, schiva, indipendente, spirito libero, Alida Valli è stata musa ispiratrice di registi, non solo di un certo periodo storico ma anche in anni relativamente recenti. “Una bellezza moderna”, come il direttore di “Cannes” Thierry Fremaux dice nel film, “una generosa interprete” come sottolinea Bernardo Bertolucci che la volle in “Novecento”. Perché era unica? “Innanzitutto – ha detto il nipote Pierpaolo – perché aveva sofferto molto, anche per amore, e poi perché era dotata di enorme ironia, era modernissima, una purosangue come diceva di lei Mario Soldati”. La prima diva italiana è stata un’antidiva, continua la nota. “Per tutta la vita ha smitizzato sé stessa, sgretolando la devozione che si aveva di lei”, affermava Marco Tullio Giordana, che la diresse in “La caduta degli angeli ribelli” del 1981 e che le fece vincere il “David di Donatello” come migliore attrice non protagonista. Quando Alida muore a Roma nel 2006, poverissima, sostenuta soltanto dalla pensione della legge Bacchelli, Bernardo Bertolucci la ricorda con queste parole: “Un mito, una dea”, prosegue la nota. Il film documentario “Alida”, con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, Roberto Benigni, Charlotte Rampling, Vanessa Redgrave, Dario Argento, Bernardo Bertolucci e molti altri, mostra un quadro completo e mai visto prima della vita di una giovane e bellissima ragazza di Pola che diventò, in breve tempo, una delle attrici più famose e amate del cinema italiano e internazionale. Mimmo Verdesca, aggiunge la nota, dopo una lunga esperienza da aiuto regista in cinema e teatro (dove ha lavorato, tra gli altri, con Ferzan Ozpetek, Maurizio Ponzi, Fabio Grossi e Leo Gullotta), realizza alcuni pluripremiati documentari sul cinema come “In arte Lilia Silvi”, “Protagonisti per sempre” e “Sciuscià 70”, vincendo due “Nastri d’Argento” e partecipando a numerosi festival internazionali come il “Bif&st”, la “Festa del Cinema di Roma”, il “Festival Lumière” di Lione e il “Giffoni Film Festival”. Il suo ultimo film documentario è, appunto, “Alida”, conclude la nota.