Alla bottega “Bertaccini”, l’esposizione, dal titolo “Iperboli/pastelli 2017-2018” e composta tutti pastelli, sarà visitabile fino a giovedì 30 giugno

Sabato 28 maggio, alla bottega “Bertaccini” di Faenza, alle 18, verrà inaugurata la mostra dal titolo “Iperboli/pastelli 2017-2018” del poliedrico pittore ravennate Giovanni Montecavalli, curata da Aldo Savini e da Gabriella Albieri.

L’esposizione, aperta fino a giovedì 30 giugno e visitabile dal lunedì al sabato inclusi, dalle 9 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30 (il lunedì solo al pomeriggio), è una rivisitazione dell’ultima produzione dell’artista, scomparso nel 2018, all’età di 65 anni. Ad eccezione di un inedito, le opere furono già oggetto di una precedente mostra, intitolata “Gio l’iperbolico” e realizzata, nel 2019, nello spazio espositivo “PR2” di Ravenna.

Pittore di vocazione dal 1974, Montevacavalli scelse di esprimere la sua pittura per puro diletto, libero da velleità di notorietà e di riconoscimenti; mentre ha interpretato il suo estro come interior designer per proseguire la sua personale ricerca estetica. Le opere in mostra, pastelli dove tutte le linee del disegno sono esclusivamente iperboli, sono il prodotto dell’ultimo anno di vita di Giovanni.

Citando il testo datato 1926 del pittore Vasilij Kandinskij, Aldo Savini ha così scritto: “La linea, definita come la traccia lasciata dal punto in movimento, è dinamica e suscita tensioni spirituali, liriche quando è curva. Le iperboli di Giovanni Montecavalli sono immagini non immobili ma entità viventi per i rapporti dinamici delle linee con cui ha dato vita a composizioni che hanno l’immediatezza delle impressioni, delle improvvisazioni che coinvolgono l’immaginazione, tanto che il rapporto delle forme si traduce in ritmo musicale per consentire alle iperboli di danzare con i sette veli, i tacchi a spillo o le borsette rosse, fino a crollare a terra sfinite”.

Fra iperboli danzanti, ammiccanti e seducenti, sarà così possibile compiere un viaggio per immagini, onirico e poetico, alla scoperta della bellezza della vita e dell’accettazione della caducità.