Pazzi di Jazz @ Ravenna Jazz 2023 (di Giampaolo Solitro)

Da venerdì 3 a lunedì 13 maggio la manifestazione musicale porterà in città e nel circondario ospiti di fama mondiale

Una panoramica geografica sul jazz, dagli Stati Uniti a Cuba, con un ritorno in Europa e in Italia, zoomando dalle formazioni orchestrali di dimensioni extralarge al solo. La cinquantunesima edizione di Ravenna jazz avrà un intreccio particolarmente narrativo. Nelle sue undici serate, in programma da venerdì 3 maggio a lunedì 13 maggio, il festival ospiterà Abdullah Ibrahim, pianista, uno dei pochi musicisti africani ad aver raggiunto un ruolo da protagonista nel jazz mondiale; una primadonna del canto afroamericano come Jazzmeia Horn; il jazz “sinfonico” dell’”Italian jazz orchestra”, con John De Leo e con Rita Marcotulli; le seduzioni caraibiche di Ana Carla Maza, cubana; le voci a cappella dell’”Anonima armonisti”; l’apoteosi virtuosistica del jazz manouche di Joscho Stephan; le atmosfere oniriche del duo “Opez”; il soul jazz e il lounge di Sam Paglia; e il jazz puro di Alessandro Scala.

All’interno della manifestazione musicale, poi, troverà spazio anche il gran finale dell’iniziativa didattica dal titolo “Pazzi di jazz”, con la colossale produzione corale-orchestrale che, atraverso un “young project”, proporrà un vasto organico di baby musicisti, in compagnia di Mauro Ottolini, di Mauro Negri, di Alien Dee e di Tommaso Vittorini. I workshop di “Mister jazz” che, come da tradizione, si integrano col programma dei concerti, invece, saranno tenuti, al centro Mousiké di Ravenna e aperti a tutti gli strumentisti, domenica 5 maggio, da John De Leo, e mercoledì 8 maggio, da Petra Magoni, due campioni della vocalità creativa come.

Per quanto riguarda i concerti principali dell’edizione del 2024 di Ravenna jazz, organizzato da “Jazz network”, in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Ravenna e con l’assessorato alla cultura e paesaggio della Regione Emilia-Romagna, col sostegno del Ministero della cultura e col patrocinio di Anci Emilia-Romagna, una sorta di mutazioni jazzistiche, dall’Africa al rock ’n’ roll, come prima anticipato, sono tanti i protagonisti che si alterneranno sul palco del teatro Alighieri. Sia tante personalità di spicco del jazz internazionale, sia produzioni orchestrali di dimensioni kolossal.

Abdullah Ibrahim, sommo rappresentante del jazz africano, nel 1960, è suo il primo lp di jazz realizzato da artisti di colore in Sudafrica, suo Paese d’origine. L’aspetto più suggestivo della sua arte è l’esibizione in solo, e proprio così lo si ascolterà giovedì 9 maggio. Un contesto che fa emergere il suo stile dalla distintiva definizione ritmica, sontuosa e iterativa, e dai disegni melodici di palpitante dolcezza, intensamente evocativi.

Capitolo serial jazz. Le produzioni originali con l’”Italian jazz orchestra”, diretta da Fabio Petretti, stanno diventando un appuntamento fisso e atteso, che si rinnova a ogni edizione con un diverso progetto musicale a tema e con nuovi ospiti. Quelli invitati per l’inaugurazione del festival, in calendario domenica 3 maggio, sono John De Leo, cantante, e pianista Rita Marcotulli, pianista, che svettano sulla compagine orchestrale in un omaggio a Elvis Presley, le cui canzoni saranno rivisitate in forma jazz-sinfonica. Tra rock ’n’ roll e pop d’alto profilo, lo stesso Presley aveva scoperto il potenziale del proprio repertorio tradotto in arrangiamenti opulenti.

Anche “Pazzi di jazz” è una produzione originale che, di anno in anno, si aggiorna. Il repertorio di Harry Belafonte è al centro di questa mastodontica realizzazione orchestrale e corale in calendario lunedì 13 maggio, con una moltitudine di giovanissimi esecutori preparati e diretti da affermati musicisti, tra cui Tommaso Vittorini, direttore e arrangiatore; Mauro Ottolini, trombonista; Mauro Negri, sassofonista; e Alien Dee, beatboxer.

Ai grandi live ospitati all’Alighieri, poi, si affiancano i concerti di “Ravenna 51° jazz club”, una programmazione inserita nella cornice accogliente dei club e dei piccoli teatri di Ravenna e del circondario. Se anche le sale sono di piccole dimensioni, gli artisti sul palco, invece, sono di ampia notorietà internazionale, con in più uno spazio per i talenti del territorio. Il teatro Socjale di Piangipane, anche quest’anno, si conferma come palcoscenico riservato alle voci. Ospiterà, infatti, tre appuntamenti con gruppi guidati da musiciste, tutte cantanti e tutte di diversa nazionalità.

Domenica 5 maggio, si esibisce Ana Carla Maza, violoncellista e cantante cubana, accompagnata da Norman Peplow, al pianoforte, in uno spettacolo dalle seduzioni e dalle passioni caraibiche in punta d’archetto. Il suo progetto, dal titolo “Caribe”, è un ritorno alle “descargas” cubane degli anni Cinquanta, con abbondanti e con gioiose deviazioni verso le “rumbas” caraibiche e il tango argentino, e con un flirt con la samba e con la bossa nova brasiliane.

Martedì 7 maggio, invece, è la volta di “Musica nuda”, ossia Petra Magoni, voce, e Ferruccio Spinetti, al contrabbasso, che, nel 2023, hanno festeggiato i vent’anni del loro duo di intramontabile successo. Magoni e Spinetti ravvivano continuamente la magia delle loro interpretazioni di brani inediti, di cover internazionali e di classici della canzone francese.

Domenica 12 maggio, poi, i riflettori saranno puntati su “Jazzmeia horn”, una delle più brillanti promesse emergenti del jazz made negli Stati Uniti. La giovane cantante di Dallas è balzata sulla prima pagina delle cronache jazzistiche nel 2015, grazie alla vittoria nella “Thelonious Monk institute international jazz competition”, che ha rivelato, all’improvviso, il suo talento alla scena internazionale. La perfetta incarnazione moderna delle grandi dive afroamericane che hanno stabilito i canoni della jazz song.

Il palcoscenico del Cisim di Lido Adriano, invece, è sia per gli ascolti più sorprendenti che per gli artisti più fuori dagli schemi. E tali sono i protagonisti dei quattro concerti che si terranno in questo club. Sabato 4 maggio, è il turno dell'”Anonima armonisti”, settetto vocale a cappella che, con l’inserimento in organico di Alien Dee, ha portato su una nuova dimensione il canto armonizzato a più voci, totalmente privo di accompagnamento strumentale, mettendolo in contatto col beatboxing.

Sin dal titolo, “Django forever”, e dall’organico tutto corde, il trio di Joscho Stephan, chitarrista tedesco, al contrario, lunedì 6 maggio mette in chiaro la sua dedizione al “gipsy swing”, il jazz gitano che furoreggiò negli anni Trenta. Con Joscho, il canone classico di questa musica che ha in Django Reinhardt il suo nume tutelare, suona improvvisamente rivitalizzato.

Il duo “Opez”, mercoledì 8 maggio, affianca Massi Amadori, chitarrista, e Francesco Giampaoli, contrabbassista. La loro musica è contemporaneamente densa e rarefatta, sensuale e spirituale, melanconica ed evocativa. Il loro “Social limbo”, infatti, ispira passi di danza, ma come in un rallentatore lisergico.

Sam Paglia compone, canta e, soprattutto, maneggia qualunque tipo di tastiera. Paglia si è imposto come uno dei nomi più rappresentativi del movimento “lounge”, trasportando il genere exotica nel nuovo millennio. Venerdì 10 maggio, a Lido Adriano, si presenta a capo di un quintetto che raccoglie ottimi solisti del territorio, tra i quali spiccano Alessandro Scala, sassofonista, e Enrico Farnedi, trombettista.

Infine, al Ravenna jazz, c’è una tradizione ormai talmente affermata da meritare il marchio doc. Si tratta della presenza, sabato 11 maggio, al Mama’s club di Ravenna, di Alessandro Scala, sassofonista ravenna, un “local hero” capace di esprimere gli impulsi più brillanti e più coinvolgenti della grande scuola sassofonistica jazz, estendendoli anche al funk e al boogaloo. Per l’occasione, Scala guiderà un quintetto con solisti del calibro di Mauro Ottolini, al trombone; e di Francesca Tandoi, al pianoforte, in una produzione originale del festival che conferma Scala come leader capace di coinvolgere i migliori esponenti del jazz nazionale.