Sabato 22 giugno, alle 21, al Teatro Alighieri, con colonna sonora dal vivo eseguita dal Philip Glass Ensemble

Anthem part 2, uno dei brani che Philipp Glass ha composto per Powaqqatsi, il secondo film della trilogia creata con Godfrey Reggio, è stato riutilizzato in The Truman Show, nella scena in cui il protagonista prende consapevolezza della finzione che sta vivendo. È solo una delle numerose, significative tracce che la collaborazione fra compositore e regista ha lasciato sul nostro immaginario visivo e sonoro; un fortunato incontro fra musica e cinema che Ravenna Festival sta riproponendo sera dopo sera al Teatro Alighieri. Sabato 22 giugno, alle 21, è in programma la proiezione di Powaqqatsi con l’originale colonna sonora eseguita live dal Philip Glass Ensemble diretto da Michael Riesman, l’Orchestra della Toscana e il Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio. Dal neologismo Hopi che significa “vita parassitaria” o “vita in transizione”, Powaqqatsi spalanca il nostro sguardo sulle trasformazioni dal paesaggio rurale a quello urbano e industriale, dai ritmi ancestrali all’accelerazione del progresso, dal senso di comunità alla solitudine della massa, in un itinerario attraverso il Terzo Mondo. Il trittico si conclude domenica 23 giugno con Naqoyqatsi: Life as War, nella versione integrale per orchestra che a Ravenna avrà la sua prima assoluta. Gli appuntamenti della Trilogia Qatsi sono possibili grazie al sostegno di Pirelli.

“Come in Koyaanisqatsi, anche in Powaqqatsi i titoli sono le uniche parole incluse – ha sottolineato Philip Glass nel parlare della trilogia – Il viaggio che intraprendiamo dalla poltrona all’immagine è il processo grazie al quale facciamo nostre l’immagine e la musica. Se manca questo, non stabiliremo mai un legame personale con il film. Secondo Godfrey, la parola hopi powaqqatsi è un termine composto: powaqa descrive ‘uno stregone malefico che vive consumando le forze vitali di altri esseri’ e qatsi significa ‘vita’. Gran parte del film fu girato in America del Sud e in Africa, e uno dei temi principali è l’idea che l’emisfero Nord del pianeta stia consumando l’emisfero Sud. A un certo punto, gran parte dell’emisfero meridionale si è industrializzato come quello settentrionale, diventandone lo specchio”.

Philip Glass accompagnò la troupe durante parte delle riprese e incontrò i musicisti locali, finendo per arricchire la colonna sonora di idee e strumenti delle tradizioni musicali di quelle regioni (fra i momenti più significativi c’è quello in cui le gioiose voci di bambini sudamericani accompagnano gli uomini che, nelle miniere d’oro di Serra Pelada, trasportano un loro compagno fuori dalla fossa). Dopo tutto, per il minimalismo di cui Glass è uno degli indiscussi maestri è stato fondamentale ispirarsi anche a pratiche musicali lontane dal canone occidentale – si pensi all’influenza del raga indiano e molti altri riferimenti sonori che spaziano fra Africa, Medio ed Estremo Oriente, America Latina.

Nella primissima parte di Powaqqatsi, l’esposizione multipla – una delle diverse tecniche impiegate, accanto allo slow motion e al time-lapse – ci mostra una testa in rotazione che si moltiplica in diversi e opposti volti. L’allusione è a Giano, dio di inizi, fini e transizioni; un naturale patrono di questo film, che si concentra proprio sul cambiamento sociale, economico e tecnologico e sul suo impatto sulle comunità umane. Così scene di preghiera e raccoglimento religioso si giustappongono ai nuovi riti dei mass media, mentre la vita nei piccoli villaggi è rimpiazzata dal claustrofobico affollamento e dall’infernale traffico delle grandi metropoli, esplose in terre di antichissime civiltà come la Cina, l’Africa e l’India. Le inquadrature ricordano i reportage dal Terzo e Quarto mondo di un fotografo come Sebastião Salgado, colme di un’umanità commovente, perché dignitosa e tenace nella lotta per la sopravvivenza e l’emancipazione. Spiega Franco Masotti, co-direttore artistico di Ravenna Festival, “più che un’invettiva politica, l’opera di Reggio sembra una riflessione spirituale ed etica, un approccio meditativo e quasi biblico alla potenza e meraviglia, non sempre benevola, del creato e delle creature. E per quanto riguarda l’umanità, una fatale consapevolezza delle precarie capacità di sopravvivenza e perseguimento della speranza, non sempre ricompensata. Forse, come dice Reggio, solo i pessimisti possono cambiare il mondo”.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org

Biglietti spettacolo: posto unico numerato 35 Euro (ridotto 32)

I giovani al Festival: under 18 5 Euro; Carta Giovani Nazionale (18-35 anni): sconto 50%