I Calexico, band formata da Joey Burns, chitarrista e cantante, e da John Convertino, batterista (foto di Holly Andres)

Palazzo San Giacomo ospiterà la prima delle due serate della rassegna, con due concerti in programma alle 21 e alle 22

Nella giornata di oggi, venerdì 5 luglio, il verde prato di palazzo San Giacomo di Russi, è pronto a ospitare la prima delle due serate di Ravenna festival in città, con un appuntamento reso possibile grazie al sostegno di Bper banca. Alle 21 si apre con l’ingegno musicale di don Antonio Gramentieri, romagnolo e internazionalissimo, uno che si è abbeverato alla fonte del magistero di artisti proprio come i Calexico, che si esibiranno dopo di lui, alle 22, con roventi note di panorami sconfinati, di deserti e di mesa.

Se don Antonio è accompagnato da Dalibor Pavičić, della band croata “Bambi molesters” per “Ghost guitars”, affascinante incontro a volo radente sul mar Adriatico; i Calexico sono il risultato di California, Stato americano, più Messico. Ossia una città californiana di confine, ma anche l’avventura indie rock che Joey Burns, chitarrista e cantante, e John Convertino, batterista, hanno intrapreso trent’anni fa, e che ancora definisce lo stato dell’arte della musica che respira l’aria a cavallo della frontiera tra Usa e Messico, là dove country, jazz e post-rock possono innamorarsi del sound latino dei mariachi, della cumbia e del tex-mex.

Per quanto riguarda i primi a esibirsi, sono fantasmi elettrici quelli evocati dalle chitarre di “Ghost guitars”. Don Antonio, Dalibor Pavičić e Luka Benčić, Enrico Mao Bocchini, Gianni Perinelli e Danilo Gallo, un manipolo di musicisti, dipingono geografie di luoghi stranieri e stranianti, ripescando e riposizionando brani di entrambi i repertori, oltre a svariati nuovi episodi, in un punto mediano d’incontro a metà mare Adriatico, invisibile e intoccata isola governata solo dal dialogo delle chitarre. Da una parte ci sono quattro lustri di musica gramenteriana, un rimbalzare tra i continenti che va dalla band Sacri cuori a Vinicio Capossela, da Alejandro Escovedo a Netflix, fino ad arrivare al Tiny desk alla Cbs. Dall’altra parte, il leader della band che, da Zagabria, capitale croata, ha girato mezzo mondo, si è fatta voler bene dai Rem, ha piazzato brani in “Breaking bad” e ha cullato una generazione di surfisti a tutte le latitudini. Insomma, l’incontro era scritto nelle stelle, anzi, nelle onde.

Coloro che saranno protagonisti, nella serata di oggi, venerdì 5 luglio, del palco di palazzo San Giacomo di Russi per secondi, invece, rappresentano un potente immaginario quello della frontiera, capace di conquistare cuori e menti. Nel caso di Burns e di Convertino, che a metà degli anni Novanta sono stati molto di più che la sezione ritmica del Giant sand, la frontiera è una visione traboccante di possibilità. Temperati da più di trent’anni di musica insieme e uniti da un profondo amore per il jazz, Burns e Convertino sono il nucleo della band fondata nel 1996, in Arizona, Stato degli Usa, sebbene i due si siano incontrati all’università in California, per poi ritrovarsi entrambi nelle fila dei Giant sand. La musica che hanno plasmato nei decenni è singolare, fortemente cinematografia, misteriosa e magnifica, come gli aridi paesaggi desertici che li ispirano. Ha guadagnato loro partecipazioni in festival come il “Lollapalooza” e il “Glastonbury”, e tournée con artisti come gli Arcade fire.

Il loro più recente album, dal titolo “El mirador”, è luminoso e danzabilissimo, un gioioso melting pot musicale dotato però di una coscienza. Per dirla con le parole di Burns, la pandemia ha reso più evidente quanto si abbia bisogno gli uni degli altri, e la musica è il modo dei Calexico di costruire ponti e di incoraggiare l’inclusione e la positività. La tristezza e la malinconia non sono escluse, ma la musica è la scintilla che innesca il cambiamento e il movimento. È evidente in un brano come “Cumbia peninsula”, che invita il pubblico ad affrontare la paura dell’ignoto e che invoca la solidarietà contro i mali della nostra società. Tra deserti “noir”, voli psichedelici, cadenze infuocate e cavalcate country, il disco sviluppa le influenze della cumbia, una tradizione di origine colombiana ma ormai diffusa in tutta l’America centrale e meridionale, gli elementi mariachi e molti altri suoni che fioriscono lungo il confine sudovest degli Stati Uniti.

Per quanto concerne i biglietti, acquistabili o telefonando allo 0544 249244, oppure visitando il sito web www.ravennafestival.org, del concerto con protagonisti prima Gramentieri e Pavičić, e poi i Calexico, in programma nella giornata di oggi, venerdì 5 luglio, a palazzo San Giacomo di Russi, alle 21, il ticket valido per un posto in piedi costa 20€; mentre, gli under 18, pagano 5€.

Palazzo San Giacomo, poi, sempre per Ravenna festival, come anticipato in precedenza, raddoppia. Nella giornata di domani, sabato 6 luglio, alle 19, è in programma “La lunga notte del balfolk”, un percorso per viaggiare e per danzare dalla Francia all’Italia, dalla Bretagna al Salento, passando per il Poitou e per l’Appennino, con una costellazione di artisti italiani e francesi. Per entrambe le serate, infine, il pubblico avrà l’opportunità di apprezzare la tradizione culinaria del territorio, rappresentata dagli stand dei cappelletti e della piadina.

Per maggiori informazioni è necessario o telefonare allo 0544 249244, oppure visitare il sito web www.ravennafestival.org.