Alvaro Ancisi (foto di repertorio)

Cos’è cambiato per ogni ambito.

Di seguito riportiamo la soddisfazione di Lista per Ravenna a seguito di alcuni cambiamenti effettuatisi in tre ambiti: Cmp, Camera di Commercio e porto di Ravenna.

“Tre notizie in un giorno (venerdì 26 giugno), che confortano l’impegno civico, spesso solitario, di Lista per Ravenna, possono giustificare di condividerle con chi ci legge sulla stampa locale.

CARTELLE CLINICHE MALPOSTE

Se vale anche per le città che “la vita è fatta di piccole cose”, l’interrogazione di lunedì scorso al sindaco, con tanto di foto, sull’ “Archivio improprio di pratiche mediche in un corridoio del CMP aperto al pubblico”, richiedeva un rapido riscontro correttivo: quelle pratiche contenevano, in tante scatole ordinate e catalogate a dovere, anche cartelle cliniche di persone decedute; e quel corridoio era accessibile al pubblico dal salone di ricevimento e attesa del Centro di Medicina e Prevenzione di via Fiume Abbandonato. Appena il tempo che l’interrogazione arrivasse al Distretto di Ravenna dell’AUSL Romagna, e quell’archivio è traslocato più opportunamente altrove.

CAMERE DI COMMERCIO MAL FUSE

Sul più ampio terreno dell’economia, abbiamo poi appreso che il sindaco di Ravenna (PD) e quello di Ferrara (Lega Nord) si sono trovati d’accordo nel dire no al processo di fusione tra le Camere di Commercio delle due città. No dunque alla legge di riforma delle Camere di Commercio, varata dal governo Gentiloni (PD) l’agosto 2017, nel solco della quale queste due avevano deciso di fondersi. L’attuale sindaco di Ferrara è in carica dal 2019, ma quello di Ravenna lo è dal 2016, dunque ben partecipe di tale scelta, essendo l’ente camerale della nostra città organicamente dipendente dal sistema politico locale facente capo al PD. Tuttavia, l’unica voce politica fuori dal coro, su tale strano accoppiamento, è stata insistentemente, da allora ai giorni nostri, quella di Lista per Ravenna, nella persona di Gianfranco Spadoni, suo vice-presidente, ai tempi consigliere della Provincia.

Dal sindaco De Pascale serve in vero qualcosa in più: non insistere per mantenere in vita l’inconcludente camerina di commercio di Ravenna, utile solo a distribuire poltrone; rispettare invece il senso della riforma, che punta a ridurre decisamente il numero di questi enti, favorendone la fusione in altri con maggiore massa critica, ancorati a realtà territoriali bene integrate, qual è l’Area Vasta della Romagna, obiettivo sempre indicato da Lista per Ravenna.

CRISI DEL PORTO MALINTESA

Ancora più in grande, trattandosi del core business della nostra città, si è posta la seduta dell’ “Organismo di Partenariato per la Risorsa Mare”, composto dall’Autorità portuale, dalla Capitaneria, da tutte le associazioni di categoria attive nel porto di Ravenna e dai sindacati del trasporto, l’esito della quale ha prodotto la seguente dura presa di posizione da parte dei sindacati stessi. “In presenza di un blocco quasi totale dei traffici mondiali, la crisi ha investito ed investirà in pieno tutto il sistema portuale anche ravennate almeno per i prossimi mesi (in termini di proiezioni siamo già a settembre 2020)…il perdurare di questa situazione necessita di un tavolo Regionale per verificare quali strumenti aggiuntivi mettere in campo per rispondere, in maniera corretta, alla gravissima crisi in corso, vista l’esiguità degli interventi nazionali”; servono “stringenti misure che permettano alle imprese e ai lavoratori di traguardare una sponda che, ad oggi, non si vede. È urgentissimo un tavolo di confronto, perché la qualità degli interventi e delle scelte potrà determinare il futuro per migliaia di lavoratori…”.

Mentre fino a prima si era assistito a declamazioni quotidiane di progetti validi nel medio-lungo periodo, per un porto finalmente liberato da insabbiamenti, disfunzioni ed handicap di ogni genere, questo grido di dolore, con richiesta di una presa di coscienza e di una concertazione capace di produrre interventi immediati, era stato lanciato, controcorrente, solamente da Lista per Ravenna, mediante Maurizio Marendon, suo responsabile per il Porto. Già il primo maggio uscì la nota: “Campanelli d’allarme sul porto. Nessuno pensa ad affrontare l’emergenza. Il rischio che il Covid faccia fuggire gli armatori”. Allarme ripetuto più volte, ogni volta con valide nuove argomentazioni. Qualcosa forse si muove in acque stagnanti”.