Il vicesindaco Eugenio Fusignani (foto di repertorio)

Un’unica realtà metropolitana che comprenda Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini per superare le difficoltà post pandemia e post guerra

“’Romagna Comune’ potrebbe essere la soluzione per aiutare a superare le difficoltà che i nuovi scenari determinati dal post pandemia ai quali, al di là dell’auspicio che la guerra in corso finisca subito, sappiamo si aggiungeranno anche quelli conseguenti la guerra che a prescindere dal come e dal quando finirà cambierà inevitabilmente quantomeno il quadro delle relazioni internazionali” afferma Eugenio Fusignani.

“In questo senso – continua il vicesindaco di Ravenna – le 4 realtà romagnole finirebbero col giocare un ruolo importante nel nuovo scacchiere, in una visione moderna che le vedrebbe come grandi quartieri di un’unica realtà metropolitana.

Infatti Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini pur non essendo città piccole, non sono abbastanza grandi per reggere una sfida complessa come quella che si prospetta col rilancio di un sistema produttivo, economica e finanziario che necessita di un cambio di marcia profondo per restare al passo col mutare dei tempi. In questo Confindustria ha già indicato una strada.

E allora una regìa comune per una grande area metropolitana romagnola potrebbe dare risposte importanti, intanto per tutte le opere strategiche necessarie all’ammodernamento infrastrutturale e smart dell’intero bacino romagnolo, ma anche in termini di governance.

Un’area metropolitana con la ricchezza territoriale della Romagna e, soprattutto, con la ricchezza della diversificazione del suo tessuto economico-produttivo, con oltre un milione di abitanti rappresenterebbe una realtà non solo in grado di reggere agli urti dei cambiamenti ma fornirebbe nuove opportunità per la crescita di territori e imprese, e nuova ricchezza per cittadini e istituzioni.

Se l’obiettivo più difficile da realizzare è comprensibilmente un ente unico romagnolo, democraticamente eletto che, vincendo i campanili, superi e non affianchi gli attuali municipi, intanto si potrebbe pensare a come unire servizi comuni per razionalizzare risorse, tagliare spese, aumentare l’efficienza, pianificare lo sviluppo territoriale, condividere sistemi informatici e piattaforme digitali, uniformare procedure tecnico-amministartive e abbassare la pressione burocratica.

Questo servirebbe anche a valutare le infrastrutture non solo in funzione delle esigenze di un comune ma su quelle generali di un comparto di area vasta che, anche per la centralità della sua collocazione geografica, diventerebbe strategico nel panorama nazionale, aumentando la competitività della nostra regione e del paese nel contesto internazionale” conclude Eugenio Fusignani.