Alvaro Ancisi (foto di repertorio)

Il capogruppo di Lista per Ravenna–Polo civico popolare spiega tutte le ingiustizie emerse durante il consiglio comunale di martedì 31 maggio

Come affermato da Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna–Polo civico popolare, “Nell’ultimo giorno concesso dalla legge, martedì 31 maggio, il consiglio comunale di Ravenna ha approvato, contrari tutti i gruppi di opposizione, il piano tariffario della Tari per il 2022. Unica notizia positiva, la deroga al regolamento comunale della tassa rifiuti, con cui ne viene dilazionato al 31 dicembre il pagamento con una bolletta unica, anziché con tre bollette scadenti a fine aprile, luglio e novembre. Quella peggiore è che, mentre nel 2021 il comune ha incassato dalla Tari 28.378.000€, quest’anno, l’incasso sarà di 31.386.000€, il 10,6% in più. Il dibattito ha, tuttavia, consentito ad Ancisi (con l’intervento visibile al seguente link http://bit.ly/archivio-sedute-cc) di portare in luce dati che, la totalità dei contribuenti, non conosce e non avrebbe conosciuto; in buona parte neppure contenuti nella documentazione consegnata ai consiglieri, su come si è arrivati a comporre un “montante” di tale smisurata entità”.

Il sistema normativo

“Occorre premettere – prosegue il capogruppo di Lista per Ravenna–Polo civico popolare -, che il sistema normativo della Tari fa capo ad una legge nazionale (più specificatamente, la legge di stabilità, datata 2014) e che la regolazione tariffaria del settore è attribuita ad Arera, l’autorità nazionale per energia, reti ed ambiente. Il metodo tariffario è competenza di Atersir, l’agenzia della regione Emilia-Romagna per il sistema idrico e i rifiuti, composta dai comuni. Il piano tariffario annuale che ne discende è predisposto, per ogni municipio, dal gestore del proprio servizio, ed approvato dal consiglio comunale”.

Scarichi ingiusti sulle bollette

“Ecco, dunque, com’è stato composto per Ravenna quello di Hera per il 2022, approvato martedì scorso, continua Ancisi. Il servizio rifiuti in se stesso è stato valutato 26.773.000€, saliti a 29.450.000€, con l’iva al 10%, che, essendo una tassa su una tassa, è addirittura incostituzionale. Il servizio di riscossione delle bollette (fino all’anno scorso affidato ad Hera; mentre, da quest’anno, affidato alla nuova società Municipia) mantiene l’alto prezzo del 2021, pari a 609.000€, che sale, però, a 743.000€ con l’iva al 22%. È stato valutato 532.000€ l’insoluto, ossia il monte delle tasse non pagate, che viene, dunque, scaricato su quanti, invece, pagano le proprie. Valgono 555.000€ gli sconti riconosciuti in bolletta agli utenti domestici che praticano il compostaggio aerobico in area verde o in giardino privato, oppure che portano nei centri di raccolta i rifiuti in forma differenziata (dividendoli, per esempio, in carta, plastica e vetro); sono di 191.000€ gli sconti in bolletta riconosciuti agli utenti non domestici che avviano in proprio al recupero i rifiuti urbani prodotti dalle loro attività. La beffa è che, questi 746.000€ di sconti, vengono addossati sulle bollette di tutti i contribuenti della Tari. Ecco, che, con la sperequazione si è arrivati a 31.386.000€, ripartiti al 61% sulle famiglie (ossia gli utenti domestici) e per il 39% sulle attività d’impresa (ossia gli utenti non domestici). Pertanto, abbiamo nuovamente contestato in consiglio comunale, ottenendo la risposta che stanno pensando a rimuoverla per il futuro”.

Dal porta a porta alla tariffa puntuale

“Tutto ciò – aggiunge il politico di Lista per Ravenna–Polo civico popolare -, mentre si sta estendendo all’intero territorio comunale una raccolta porta a porta che nessuno rigetta; essendone compreso l’obiettivo di aumentare la raccolta differenziata fino a non smaltire più i rifiuti nelle discariche. Più si ricicla, meno si danneggia l’ambiente. Riutilizzando le materie prime, si risparmiamo le risorse naturali e si genera nuovo valore da ciò che abbiamo già utilizzato. Sotto accusa è, invece, la qualità del servizio per disorganizzazione, carenze, poca igienicità e afflizione degli utenti”.

Lista per Ravenna, però, contesta soprattutto come “sia largamente lontano negli obiettivi il passaggio dalla tassa rifiuti alla tariffa puntuale, dei cui vari sistemi la legge dell’Emilia-Romagna numero 16 del 2015 prescriveva l’introduzione in tutti i comuni della regione entro il 31 dicembre 2020. Tariffa puntuale significa pagare in base alla quantità dei rifiuti prodotti e conferiti. Quindi, una gestione rifiuti capace di calcolare il reale volume e peso dei singoli svuotamenti di ogni utente, per dedurne la sua vera tariffazione specifica” conclude Ancisi.