Pagani e Bonaccini

“Sono convinto che Bonaccini possa avere la determinazione, la concretezza, e anche le capacità di leadership necessarie a produrre quel cambiamento di cui abbiamo davvero bisogno”

Intervistiamo sul congresso PD Alberto Pagani, già deputato per due legislature, che è tra i fondatori del comitato elettorali per Stefano Bonaccini, ed è il portavoce del comitato nel suo comune, Alfonsine.

Dopo aver perso le elezioni politiche del settembre scorso tutti i sondaggi fotografano un partito democratico in grande difficoltà, per l’immagine sbiadita del gruppo dirigente sconfitto e anche per la competizione con il M5S ed il terzo polo, che gli sottraggono consensi. Cosa ti aspetti da questo congresso?

“Mi aspetto che gli iscritti, gli elettori ed i simpatizzanti del PD scelgano il migliore candidato per guidare il partito, e conseguentemente ad esso un gruppo dirigente ed un progetto politico che rappresenti una svolta rispetto agli errori ed alla fiacchezza del nostro recente passato. Abbiamo perso le elezioni perché non abbiamo convinto gli italiani, quindi non meritavamo di vincerle. Per vincere bisogna convincere. Se vogliamo invertire la tendenza e riprendere forza dobbiamo correggere quegli errori, non nasconderli”.

Sei impegnato nel comitato elettorale per la candidatura di Stefano Bonaccini, e so che siete amici da vecchia data, perché avete lavorato insieme a lungo. Al di là della vostra amicizia credi che il governatore dell’Emilia Romagna sia in grado di imprimere una svolta? Perché ritieni che rappresenti un cambiamento rispetto al passato?

“E’ vero che sono amico di Stefano, ma non lo sostengo per questo. Se dovessi scegliere il segretario in base all’amicizia sarei in difficoltà, perché sono amico anche di Paola De Micheli e di Gianni Cuperlo, ma sono convinto che Stefano Bonaccini sia il candidato più adatto a guidare il PD nei prossimi anni. Proprio perché lo conosco da anni, e probabilmente meglio di tanti altri, so che è una persona seria e sono convinto che possa avere la determinazione, la concretezza, e anche le capacità di leadership necessarie a produrre quel cambiamento di cui abbiamo davvero bisogno”.

Hai detto che sei amico di Cuperlo e della De Micheli, ma non di Elly Schlein, che però è la principale concorrente di Bonaccini… come mai?

“Perché non la conosco personalmente, ma non ho proprio nulla contro di lei, penso che il suo impegno sia importante per rafforzare il partito; solo che non mi pare la candidatura più adatta a guidarlo. Nemmeno era iscritta al PD, prima di candidarsi alla segreteria, perché faceva parte di un altro partito, e non so come si possa dirigere al massimo livello un’organizzazione così complessa e articolata nei territori senza conoscerla bene. Non ho mai visto nessuno candidarsi alla presidenza dell’Avis senza essere un donatore di sangue, o di una bocciofila senza giocare a bocce. Penso che il segretario debba avere un po’ più di esperienza, e di conoscenza del partito che deve guidare, per poterlo fare in modo autonomo ed efficace, e senza diventare ostaggio dei suoi sostenitori”.

Vedi il rischio di eleggere un segretario ostaggio delle correnti?

“E’ proprio questo che bisogna impedire. Infatti spero che Bonaccini venga eletto segretario con un consenso popolare molto ampio, che lo renderà più libero. Ricordo ancora quel brutto post di Nicola Zingaretti, che diceva di vergognarsi del suo partito, mentre si dimetteva dalla segreteria. Brutto perché era il segretario stesso a dirlo, ma umanamente capisco quello sfogo, che metteva a nudo tutta le difficoltà dell’equilibrismo tra le correnti, a cui si era condannato da sé. Il pluralismo va bene quando è un confronto tra idee, che serve ad arricchire e consolidare una linea politica comune, raggiunta con il dialogo, ma non va bene se serve solo alle carriere personali, per ottenere rendite di posizione, per rivendicare incarichi e spartirsi le poltrone”.

Quindi il primo cambiamento di cui ha bisogno il PD è abolire le correnti?

“E’ sufficiente evitare che il PD sia completamente lottizzato dalle correnti, per scegliere un gruppo dirigente fatto di persone competenti, che conoscono le materie di cui sono chiamate ad occuparsi, in modo che ne sia riconosciuta all’esterno la credibilità e l’autorevolezza. Nei congressi del PD ho votato per Veltroni, Bersani, Cuperlo, Orlando e Zingaretti, e non ho mai aderito a nessuna corrente. A volte la pensavo come loro, altre volte no, l’ho sempre detto ed ho fatto le scelte che ritenevo più giuste. Secondo me si può portare un contributo più utile ragionando con la propria testa, elaborando le proprie idee, se il partito è interessato ad ascoltarle per recepire le proposte migliori. Se invece il segretario ascolta soltanto i suoi gregari ed i capicorrente, il Pd finisce male, come abbiamo visto”.

Persone competenti a dirigere il PD, hai detto… Perché ora non lo sono?

“Non voglio criticare nessuno, ma credo che la competenza non sia sempre stata il primo criterio a cui si è guardato per affidare le responsabilità politiche. Il problema è che per essere interlocutori realmente credibili per i portatori di interessi di cui è fatta la società, che non si accontento di chiacchiere banali e di luoghi comuni, bisogna dimostrare di conoscere bene le materie di cui ci si deve occupare. Questo è tanto più vero quando si sta all’opposizione, e non ci si può nascondere dietro le strutture tecniche del Governo. Io ad esempio posso dare una mano per le politiche della sicurezza, ma se il segretario del PD mi proponesse di occuparmi di ambiente o di pensioni gli suggerirei di cercare una persona più preparata di me in quelle materie, perché non sono un tuttologo. Non abbiamo bisogno dei tuttologi, ne abbiamo già visti abbastanza passare da un tema all’altro senza conoscerne nessuno e senza approfondire nulla. Dobbiamo cambiare registro, perché abbiamo bisogno di recuperare la credibilità che si è logorata, e dimostrare di avere le capacità di guidare l’Italia meglio della destra”.

Pensi che dopo questo congresso il PD riuscirà a recuperare consensi?

“Se li dovrà meritare, non c’è nulla di dovuto. Chi è deluso vuole vedere un cambiamento vero, prima di potersi fidare. Abbiamo davanti a noi tempi difficili, e guai seri da affrontare: l’economia non va affatto bene e l’inflazione è tornata ai livelli altissimi. Molte famiglie sono in serie difficoltà economiche e molti giovani non vedono prospettive rosee per il loro avvenire. Un partito progressista deve restituire loro speranza e fiducia nel futuro. Non serve un volto nuovo con uno slogan accattivante, servono progetti seri per le imprese, per introdurre innovazione tecnologica e tagliare gli sprechi, produrre ricchezza e creare nuovo lavoro, perché di questo hanno bisogno gli italiani, in particolare i ceti più deboli, che sono anche i più esposti alla crisi. Se chi vive nelle periferie disagiate e svolge un lavoro umile vota a destra e la sinistra prende più voti nelle zone ricche dei centri storici, c’è qualcosa che non funziona. Evidentemente la nostra proposta politica è stata percepita dai ceti popolari come elitaria e radical chic, distante dai problemi della vita quotidiana del popolo. Non ti serve a nulla parlare di lavoro in astratto, o aggiungere la parola nel nome del partito, se non riesci a convincere i lavoratori che fai il loro interesse”.

Eppure siete stati al Governo a lungo, il ministro del lavoro era del PD….

“E’ la prova che non basta il buon Governo, la gestione attenta delle crisi aziendali, l’impegno quotidiano per affrontare e risolvere tanti problemi. Penso che si siano sentiti abbandonati da noi tanti elettori che vivono le difficoltà quotidiane della vita, il costo del gas per il riscaldare la loro casa, del carburante per l’auto che serve per andare al lavoro. Ci sono quelli che l’hanno perso, il loro lavoro, e non possono più permettersi gli studi dei figli, non sanno come tirare avanti, né chi mai si farà carico dei loro problemi. Forse poi chi vive nelle periferie degradate dalla criminalità, dallo spaccio di droga e dalla prostituzione, che non si sente più sicuro ad uscire di casa, ha pensato che la destra offra risposte più convincenti della sinistra ai suoi problemi, o che semplicemente li ascolti di più, e comprenda meglio la sua paura. In questi anni abbiamo fatto battaglie importanti per i diritti civili, o per un’accoglienza umana dei migranti, ma non abbiamo ascoltato abbastanza queste persone, e non siamo riusciti a garantire loro abbastanza sicurezza da liberarle dalla paura. Liberare le persone dalla paura è progresso, almeno quanto lo è approvare una legge sull’omofobia o sul fine vita. Credo che sia giusto riflettere un po’ su questo, se vogliamo recuperare quel legame che si è rotto”.

Pensi che il governo della destra arriverà alla fine della legislatura? Al momento sembra che regga bene… E il nuovo Pd riuscirà a mettere insieme un’alleanza di centrosinistra competitiva?

“Penso che la legislatura arriverà alla fine. Il Governo non lo so, ma non credo. Penso che Giorgia Meloni comincerà a perdere consensi quando una parte degli elettori che l’hanno votata, coltivando un’aspettativa di un cambiamento miracolistico, si renderà conto che i miracoli non ci saranno. Allora tra i partiti della destra comincerà il cannibalismo politico, perché ciascuno vuole salvare i propri voti, e sopravvivere. Non è una previsione particolarmente fantasiosa, perché seguirebbe lo stesso andamento di tutti quelli che l’hanno preceduta, ad eccezione di Draghi, che è stato cacciato via da loro prima che la sua immagine cominciasse a logorarsi. Il problema è che quando arriverà quel momento il PD dovrà essere già guarito dai suoi mali, perché l’opposizione si può fare meglio di come la stiamo facendo ora. Questo mi pare più urgente di una discussione astratta sulle alleanze, che non ha alcuna ricaduta concreta. Infatti le decisioni relative alle elezioni regionali sono già state prese dagli attuali dirigenti, e le alleanze fatte o non fatte non si possono più modificare, mentre la prova elettorale successiva ci sarà alle elezioni europee del 2024, che si svolgono con il metodo proporzionale, che non prevede alleanze. Le alleanze alle elezioni amministrative si fanno sul piano locale, mentre delle elezioni politica si parlerà nel 2027. Quando il PD tornerà in piedi, ed in salute, sarà più semplice anche fare le alleanze”.