Ravenna, visioni politiche opposte all’ombra dei mosaici
Il legame con la città di Roberto Vannacci e Ouidad Bakkali
Un incrocio di destini e visioni opposte si consuma all'ombra dei mosaici di Ravenna, legando il generale Roberto Vannacci e la deputata PD Ouidad Bakkali in uno scontro identitario.
Il legame tra Vannacci e il capoluogo romagnolo risale ai primi anni Settanta: nato a La Spezia nel 1968, il generale ha vissuto a Ravenna la sua infanzia al seguito del padre, capitano d'artiglieria. Di quel periodo conserva il ricordo di una "città bellissima" e di figure come don Ugo, frequentata fino alla prima elementare. Nel dicembre 2023 il generale è tornato per presentare il suo controverso bestseller “Il mondo al contrario”, scatenando polemiche e dimissioni all’interno del comitato scientifico ospitante.
A raccogliere la sfida politica anche Ouidad Bakkali, ex assessora ravennate e oggi deputata, che incarna la Ravenna multiculturale e inclusiva. Il terreno dello scontro si fa incandescente sul tema della "remigrazione", concetto caro alla destra radicale e difeso da Vannacci. In Parlamento, Bakkali ha letto alcuni commenti social (in tutto oltre 13.500, è stato spiegato) con insulti e minacce ricevuti: relativamente alla pubblicazione di una foto - che ritraeva il corteo con uno striscione eloquente - scattata durante la partecipazione ad un’iniziativa contro la “remigrazione”. Bakkali ha parlato di un “veleno sociale” che “sta attecchendo nella coscienza del Paese”. Sullo sfondo c’è anche Ravenna: da un lato le istanze del generale, dall'altro la strenua difesa dell’unione tra le comunità, da parte di una parlamentare che in quella stessa città ha costruito il proprio percorso. Solidarietà a Bakkali da più parti: è intervenuto anche il sindaco di Ravenna.