Operaio indossa guanti e cuffie (foto di repertorio)

Le differenze fra dispositivi di protezione individuale di prima, seconda e terza categoria

Spesso, soprattutto se ci si trova all’interno di ambienti industriali, capita di incappare di fronte a cartelli che recano messaggi contenenti la sigla “D.P.I.”: tale acronimo tutto italiano ma, di solito, erroneamente pronunciato all’inglese, sta per dispositivi di protezione individuale (in inglese P.P.E. ossia personal protettive equipment). Per comprendere il significato della suddetta dicitura, occorre prendere visione del D.Lgs. 81/08, il Testo Unico per la Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, il quale all’art. 74 c. 1 afferma che “per dispositivo di protezione individuale, si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché’ ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

La normativa di riferimento dei DPI, per antonomasia, è stata da sempre il D. Lgs. 475/92, che ha recepito la direttiva europea 89/686/CEE in materia di DPI (menzionata nel Testo Unico).

Tale normativa, oltre a fornire informazioni di carattere tecnico riguardanti i requisiti di sicurezza, le procedure di certificazione etc., nell’articolo 4 fornisce un’interessante suddivisione dei DPI in svariate categorie. Secondo tale decreto, i DPI possono essere:

  • di prima categoria: quei dei DPI di progettazione semplice destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fisici di lieve entità. Secondo il predetto Decreto, rientrano in questa categoria i DPI in grado di proteggere da:
    1. azioni lesive con effetti superficiali prodotte da strumenti meccanici;
    2. azioni lesive di lieve entità e facilmente reversibili causate da prodotti per la pulizia;
    3. rischi derivanti dal contatto o da urti con oggetti caldi, che non espongano ad una temperatura superiore a 50° C;
    4. ordinari fenomeni atmosferici nel corso di attività professionali;
    5. urti lievi e vibrazioni inidonei a raggiungere organi vitali ed a provocare lesioni a carattere permanente;
    6. azione lesiva dei raggi solari.
  • di terza categoria: quei DPI di progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente. Rientrano in questa categoria:
  1. gli apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli aerosol solidi, liquidi o contro i gas irritanti, pericolosi, tossici o radiotossici;
  2. gli apparecchi di protezione isolanti, ivi compresi quelli destinati all’immersione subacquea;
  3. i DPI che assicurano una protezione limitata nel tempo contro le aggressioni chimiche e contro le radiazioni ionizzanti;
  4. i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una temperatura d’aria non inferiore a 100° C, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione;
  5. i DPI per attività in ambienti con condizioni equivalenti ad una temperatura d’aria non superiore a -50° C;
  6. i DPI destinati a salvaguardare dalle cadute dall’alto;
  7. i DPI destinati a salvaguardare dai rischi connessi ad attività che espongano a tensioni elettriche pericolose o utilizzati come isolanti per alte tensioni elettriche;
  8. i caschi e le visiere per motociclisti.
  • di seconda categoria: quei DPI che non rientrano nelle altre due categorie.

Tale suddivisione risulta essere molto importante poiché, a livello applicativo, le ricadute non sono poco trascurabili. Stando all’art. 77 del Testo Unico, infatti, il datore di lavoro è tenuto ad erogare una formazione ed un addestramento specifico qualora il proprio personale, si trovi ad utilizzare i DPI di terza categoria come sopra delineati: quest’obbligo va ad aggiungersi agli altri obblighi formativi che il datore di lavoro ha verso il proprio personale.

Tale assetto normativo è rimasto invariato sino a qualche anno fa: si segnala che, infatti, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2016/425, adeguato alla normativa nazionale con il

D. Lgs. 17/19, è stato profondamente modificato il D. Lgs. 475/92. Per quanto riguarda la classificazione dei DPI, le categorie attualmente vigenti sono le seguenti:

  • la categoria I che comprende esclusivamente i DPI che proteggono dai seguenti rischi minimi:
  1. lesioni meccaniche superficiali;
  2. contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi o contatto prolungato con l’acqua;
  3. contatto con superfici calde che non superino i 50 °C;
  4. lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole);
  5. condizioni atmosferiche di natura non estrema”.
  • la categoria III che comprende esclusivamente i DPI che proteggono da rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili, ossia:
  1. sostanze e miscele pericolose per la salute;
  2. atmosfere con carenza di ossigeno;
  3. agenti biologici nocivi;
  4. radiazioni ionizzanti;
  5. ambienti ad alta temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di almeno 100 °C;
  6. ambienti a bassa temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di – 50 °C o inferiore;
  7. cadute dall’alto;
  8. scosse elettriche e lavoro sotto tensione;
  9. annegamento;
  10. tagli da seghe a catena portatili;
  11. getti ad alta pressione;
  12. ferite da proiettile o da coltello;
  13. rumore nocivo.
  • la categoria II, che rimane invariata.

Risultano evidenti alcune modifiche rispetto al passato: la novità assoluta, per la quale molte imprese non sono ancora in regola, è che anche i DPI antirumore(cuffie, tappi, archetti etc.) sono da considerarsi DPI di terza categoria. Anche per tali DPI, pertanto, scatta l’obbligo in capo al datore di lavoro di erogare formazione e addestramento. Non essendovi normative specifiche relative alla durata e ai contenuti dei corsi di formazione/addestramento sui DPI di terza categoria, spetta al datore di lavoro stabilire il percorso formativo da erogare al proprio personale, a seconda della tipologia dei DPI di terza categoria utilizzati.

Si suggerisce, in ogni caso, di erogare corsi di formazione composti da un modulo teorico ed uno pratico, sentito il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, ed applicando, ove possibile, i dettami dell’art. 37 del D. Lgs. 81/08.