Manifestazione No Vax in piazza del Popolo a Ravenna il 10 aprile 2021

“Si riconosca la legittimità dello spostamento, in scenario rosso o arancione, ai soli partecipanti a manifestazione, provenienti dal medesimo territorio comunale o, al più, dal territorio provinciale”.

La manifestazione No Vax organizzata dal Movimento 3V tenutasi sabato 10 aprile in piazza del Popolo a Ravenna ha suscitato molte polemiche per via del mancato rispetto delle normative anti-covid da parte di alcuni manifestanti i quali non indossavano (o indossavano scorrettamente) la mascherina, non rispettavano la distanza di sicurezza e, come spiega il sindaco nella lettera che riportiamo qui sotto, alcuni dei partecipanti provenivano da altri comuni, nonostante l’Emilia-Romagna fosse in zona rossa e, quindi, fosse in vigore il divieto di spostamento.

Michele de Pascale (Sindaco di Ravenna e presidente della Provincia) scrive dunque alla ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, e al ministro della Salute, Roberto Speranza, per chiedere che si riconosca la “legittimità dello spostamento, in scenario rosso o arancione, ai soli partecipanti a manifestazione, provenienti dal medesimo territorio comunale o, al più, dal territorio provinciale”.

Di seguito la lettera:

“Onorevole Ministra, Onorevole Ministro, 

desidero sottoporre al Governo, per Vostro tramite, la seguente questione.

Nel corso della giornata di sabato 10 aprile 2021, la piazza principale della Città di Ravenna è stata interessata dalla manifestazione pubblica “Movimento 3V – Vaccini Vogliamo Verità“, rientrante tra le iniziative consentite a norma dell’art. 10 del DPCM 2 marzo 2021.

La manifestazione, il cui diritto costituzionale non è in discussione, ha destato sensi di profonda indignazione tra i cittadini, me compreso, per l’irresponsabile comportamento di numerosi partecipanti, inosservanti dell’obbligo di rispetto delle più elementari misure di contenimento, a tutti note, vale a dire, l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza interpersonale e, soprattutto, l’obbligo di indossare correttamente i dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie.

A riprova, la Polizia Locale del Comune, all’interno dei servizi di specifica competenza – impeccabilmente predisposti dal Questore secondo le più ampiamente condivise linee di indirizzo, puntualmente convenute, grazie alla sempre preziosa e indefessa attenzione del Prefetto, in seno al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica – accertava e sanzionava una parte delle predette trasgressioni, identificando compiutamente diverse persone, tutte provenienti da territori ubicati al di fuori della provincia di Ravenna. L’esame delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e l’analisi delle discussioni sui social network, consentivano inoltre di stabilire che, più in generale, la quasi totalità dei partecipanti, provenendo da fuori Ravenna, si era spostata oltre il proprio territorio comunale e che tale prassi, in una sorta di ‘appuntamento fisso settimanale’, si reitera da tempo, tanto da essere divenuto il pretesto per dare corso a vere e proprie ‘gite fuori porta’. Saggio della verità di quanto precede è offerto dall’acclarata circostanza che taluni ‘gita-manifestanti’, a margine della manifestazione, tentavano di coniugare la protesta con una, tanto estemporanea quanto purtroppo ad oggi tuttora impossibile, visita ai monumenti di Ravenna.

Orbene, nella giornata del 10 aprile, l’Emilia Romagna ricadeva in Zona Rossa e i suoi abitanti, dunque, soggiacevano alla più stringente declinazione del ‘divieto di spostamento’. Ciò nonostante, in assenza di una espressa misura – non rinvenibile nella lettura del citato articolo 10 – le centinaia di persone confluite sulla piazza di Ravenna hanno potuto invocare – con ogni logica, pretestuosamente – il diritto di riunione quale giustificazione allo spostamento, in spregio, tuttavia, all’altrettanto sacro diritto alla tutela della salute, che i cittadini di Ravenna, con esemplare correttezza e quotidiano sacrificio, onorano con la più diffusa e convinta adesione alle difficili regole del momento.

Rivolgo pertanto il più accorato appello affinché, nei limiti del perimetro costituzionale che, in materia di diritto alla libera circolazione, prevede comunque limitazioni per motivi di sanità o di sicurezza, sia arginato, con l’urgenza del caso, il deprecabile fenomeno sopra descritto, mediante l’adozione delle più adeguate e proporzionali misure quale, ad esempio, il riconoscimento della legittimità dello spostamento, in scenario rosso o arancione, ai soli partecipanti a manifestazione, provenienti dal medesimo territorio comunale o, al più, dal territorio provinciale.

È in ogni caso offensivo per milioni di lavoratori, studenti e imprese vedere organizzate manifestazioni, sempre da parte dei medesimi soggetti che, sistematicamente, oltre a divulgare argomentazioni prive di alcun fondamento e spesso pericolose per la salute delle persone, mostrano di non avere alcun rispetto per le norme di contenimento della pandemia.

Ringraziandovi per il vostro prezioso impegno, vi invio i miei più cordiali saluti”

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