Inaugurazione della sede "La cura in rete". Da sx: Tronconi; Bakkali; Toschi; Ciotti e Barzanti

Inaugurata da Don Ciotti, il progetto è stato realizzato grazie alla singergia tra le associazioni “A.L.I.Ce Ravenna”, “Alzheimer Ravenna” e “Ravenna Parkinson”.

C’è un filo conduttore che a Ravenna unisce persone che soffrono di alzheimer, parkinson o che sono state colpite da ictus cerebrale, e la lotta alla criminalità organizzata. Si chiama “La cura in rete” e vuole essere un piccolo polo della disabilità nato dalla sinergia tra le associazioni “A.L.I.Ce Ravenna”, “Alzheimer Ravenna” e “Ravenna Parkinson”, che grazie al Comune bizantino e alla collaborazione con l’Ausl Romagna, si è stabilito al civico 39 di via Le Corbusier. In un appartamento espropriato alla mafia, dalla fine del 2020 è ufficialmente attiva la sede in cui le tre organizzazioni di volontariato hanno unito le forze. L’ha inaugurata simbolicamente Don Ciotti, icona dell’antimafia, nell’anno in cui le tre associazioni si sono dovute riorganizzare per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid. Daniela Toschi, presidente di A.L.I.Ce, è capofila del network che sta realizzando progetti integrati con le altre due associazioni Alzheimer e Parkinson, presiedute rispettivamente da Barbara Barzanti, e Andrea Tronconi.

Toschi, come nasce la collaborazione A.L.I.Ce, Alzheimer e Parkinson?

“La nostra storia nasce tre anni fa, quando abbiamo iniziato a conoscerci e scambiare progetti comuni. Prima esistevamo, ma distintamente. Ora, pur restando entità distinte, ci siamo uniti in un’ottica di rete, nell’interesse dei malati che rappresentiamo. “La cura in rete” era titolo di primo progetto comune realizzato nel 2019, con il contributo al Piano di zona del Comune di Ravenna. Approdò a uno spettacolo teatrale al Rasi nel febbraio 2020, poco prima che arrivasse la pandemia: volevamo far capire alle persone che è possibile affrontare il dramma della malattia. Quel titolo rappresenta ora lo spirito con il quale vogliamo operare”.

Tre malattie distinte, che cosa le accomuna?

“Sono patologie che riguardano il cervello; sono trattate con modalità diverse, ma tutte richiedono cura e dedizione anche da parte dei familiari. Non è sufficiente il “classico” badante. Tra i comuni denominatori c’è il tema dei caregiver, le persone vicine ai malati cronici, che li assistono a tutto tondo. Ci sono aspetti burocratici da seguire, diritti vantati, si può accedere a determinati servizi pubblici. Le nostre associazioni aiutano i parenti a orientarsi in tutto questo, ma anche a dare sollievo a chi si trova a fare i conti con queste patologie”.

Non solo malati dunque…

“Esatto. Ci sono gruppi per pazienti e familiari, che servono a mantenere viva la relazione, a dare una valvola di sfogo. Il lato relazionale è quello che più di tutti accomuna pazienti e caregiver. L’efficacia della Cura in Rete sta nel facilitare soluzioni di aggregazione, là dove possibile”.

Aggregazione fra diverse tipologie di malati e vari familiari, in che modo?

“Abbiamo fatto corsi di logopedia, musicoterapia, arteterapia, assistenza psicologica, attività motoria … tante attività che sono state svolte mischiando l’utenza. Questa commistione di patologie è una ricchezza, fa sentire le persone meno sole nell’affrontare e accettare le proprie fragilità, riconoscendo anche quelle altrui. Questa collaborazione ci ha permesso una maggiore sinergia con le istituzioni: con la Neurologia e la Medicina riabilitativa dell’Ausl Ravenna, con il territorio del Distretto Socio Sanitario e con gli operatori messi a disposizione”.

Che rapporto c’è tra la vostra assistenza e l’azienda sanitaria?

“Le tre associazioni possono essere complementari al servizio pubblico. E’ più difficile seguire con continuità la fasi di cronicità, e qui interveniamo noi, che comunque non ci inventiamo nulla da zero: per esempio, le attività in palestra sono rivolte a persone indicate dalla Medicina riabilitativa a seconda degli esiti delle diagnosi. Lavorare insieme significa collaborare per fare conoscere i nostri servizi che sono sempre in sinergia e in partnership con l’Ausl. E dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune sono arrivati contributi a sostegno delle nostre attività”.

Poi è arrivata la sede ufficiale di via Le Corbusier…

“Per noi è un piccolo polo della disabilità, che ci è stato concesso dialogando con le Istituzioni, in particolare con l’assessora Valentina Morigi. Condividere sede e progetti ci ha costretto a un confronto serrato e a un coordinamento più complesso. Ma con molti più benefici”.