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La replica dei Comitati aderenti a Rete Nazionale Scuola In Presenza

In riferimento alla lettera inviata dall’ Azienda Sanitaria Romagna, a firma della sola prima parte dalla Dott.ssa Angelini e Magistà destinate alle scuole e alle famiglie ravennati, i comitati tutti della regione aderenti a Rete Nazionale Scuola in Presenza manifestano totale contrarietà per una tale comunicazione “ambigua e dai toni catastrofici ed allarmistici”, dicono.

“Innanzitutto vorremmo chiedere il conto esatto di quanti siano i casi di giovanissimi per i quali si è reso necessario il ricovero a causa di gravi complicanze da Covid come dichiarato dalle dottoresse – fanno sapere dal Comitato Persone contro la Dad di Ravenna – Questo è un aspetto che non emerge affatto dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità del 21 luglio alla figura 17, nel quale non si evidenziano stati clinici critici nella fascia d’età 0-19 anni”.

“Inoltre – prosegue la referente – noi genitori vorremmo avere notizie di come la regione Emilia Romagna abbia raccolto l’appello fatto dal Generale Figliuolo alle regioni di non dimenticarsi degli anziani e dei fragili, sollecitando la messa in sicurezza di ‘chi va nelle terapie intensive’ come dichiarato dallo stesso Figliuolo nell’articolo pubblicato su Repubblica il 28 maggio 2021. La coordinatrice regionale dei comitati Per la Scuola in Presenza, Stefania Montebelli, dati alla mano del report giornaliero delle vaccinazioni per regione, riporta che ben 126.937 over 60, 70 e 80 ad oggi non hanno ricevuto nemmeno una dose in Emilia Romagna, oltre ai fragili di cui non si hanno informazioni”.

“Il conto è presto fatto –  spiega Montebelli – se la soglia limite per il passaggio in zona rossa sono solo 228 dei posti attivabili in terapia intensiva (30% dei 760 totali in Emilia Romagna), il rischio che tutta la popolazione corre di ulteriori restrizioni è altissimo e non certo a causa degli over 12 che in terapia intensiva non ci finiscono.  Vorremmo sapere precisamente cosa sta facendo la sanità regionale, perché non dovrà più accadere che a pagare i colori delle zone siano per l’ennesima volta i giovani, condannati da ben due anni scolastici al disastro della dad”.

Anche dal comitato di Bologna, Scuole Aperte, Sara Malavasi fa notare che le vignette promozionali aggiunte alla lettera (precisare di quale lettera, distribuita dove e quando, firmata da chi) per Ravenna disinformano, evocando in modo sbagliato ed estremamente pericoloso, un ruolo di responsabilità dei giovanissimi nella diffusione dei contagi, che invece sono stati completamente scagionati da qualunque studio nazionale e internazionale. – Adesso basta farli sentire untori, gettando sulla loro coscienza il peso dei rischi degli adulti e dei nonni”.

“Hanno consapevolezza – aggiunge Malavasi – le due dottoresse di cosa sta capitando nei reparti di neuropsichiatria infantile? I nonni e i genitori in quanto vaccinati sono già immunizzati e non capiamo quale strategia ci sia nel decidere di mettere in una vignetta destinata ai bambini. È della malattia che bisogna avere paura – ribadisce Sara Malavasi – dato che sono proprio l’ansia, la paura, il forte disagio alla base dei gravi disturbi della sfera comportamentale e psichica che stanno colpendo i giovanissimi”.

“Chiediamo pertanto – conclude Stefania Montebelli – che la comunicazione venga immediatamente rettificata salvando l’unico messaggio corretto: il vostro pediatra e il vostro medico sono il vostro punto di riferimento. Il Dipartimento di Sanità Pubblica, si preoccupi di mettere in sicurezza le fasce a rischio per salvaguardare di conseguenza il benessere dei giovani emiliano romagnoli, raggiungibile garantendo loro la piena e continua frequenza scolastica che gli spetta di diritto indipendentemente dal vaccino”.


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