Scuolabus (foto di repertorio shutterstock)
Scuolabus (foto di repertorio shutterstock)

Il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, riporta i dati forniti dall’assessore alla Mobilità

“Il Servizio Diritto allo Studio ha provveduto all’erogazione dei rimborsi nella misura del 40% della tariffa dovuta per l’anno scolastico 2019-2020. Gli utenti che hanno provveduto al pagamento della retta, a cui spetta il rimborso del 40%, sono complessivamente 503 di cui:

441 utenti, per un importo complessivo di euro 43.180,34, rimborsati tramite versamento diretto su conto corrente da parte di Ravenna Entrate;

62 utenti, per un importo complessivo di euro 4.865,45, ancora da rimborsare in quanto, ad oggi, non hanno fornito i dati necessari all’erogazione del rimborso.

Gli utenti che non hanno provveduto al pagamento della retta, a cui spetta quindi lo sconto del 40%, sono complessivamente 107. Per questi utenti è stata ricalcolata la retta 19/20 applicando lo sconto previsto (importo complessivo sconto euro 10.506,52) e Ravenna Entrate provvederà all’emissione dei bollettini di pagamento con la tariffa scontata da pagare, per un importo complessivo di euro 13.062,51”.

Sono i dati forniti dall’assessore alla Mobilità del Comune di Ravenna, Roberto Fagnani, riportati in una nota dal capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che nella scorsa primavera aveva chiesto un’intervento della Giunta sottolineando come non fosse “giusto che le famiglie paghino le rette anche per i periodi in cui non ricevono il servizio”.

Il leader di LpR aveva proposto anche un’interrogazione al sindaco dal titolo “Trasporto scolastico su linea pubblica col Coronavirus. Rimborsare i costi del servizio non usufruito” e ora riporta con soddisfazione il consuntivo dei rimborsi.

“In sostanza – sintetizza Ancisi –, gli utenti per i quali è stato disposto il rimborso o lo sconto del 40% sull’abbonamento per l’anno scolastico 2019-2020 sono 565, per un totale di 58.372 euro. Il rimborso non è potuto ancora avvenire a favore dei 62 di tali utenti, per i quali, avendone pagato l’abbonamento, le rispettive famiglie non hanno ancora fornito i dati necessari”.