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Il dibattito prende forma dopo la decisione che ha coinvolto, in Provincia, due istituti professionali a Ravenna e Faenza.

Tempo di scuola ma non di cellulari che, alla luce delle ultime decisioni prese da una quantità crescente di istituti, appaiono essere i grandi esclusi dalla classi. La “dipendenza da smartphone” appare essere la grande crociata che allea i dirigenti scolastici convinti di poter ripristinare in questo modo, o almeno in parte, la socialità venuta a mancare durante la pandemia.

Gli Istituti che hanno detto no al cellulare in classe

Degli Istituti “rivoluzionari” fanno parte, in Provincia, l’Itis ‘Nullo Baldini’ di Ravenna gestito dal dirigente scolastico Antonio Grimaldi e l’istituto tecnico Alfredo Oriani di Faenza, guidato dal dirigente scolastico Paolo Gramellini. A Lugo, invece, almeno fino ad ora, la scelta di imporre agli studenti il divieto di usare i cellulari in classe è lasciata ai singoli professori senza impegni fissati da circolari.

Una decisione che trova terreno fertile, per restare in Romagna, anche a Rimini, dove la preside dell’istituto professionale Einaudi – Molari, Daniela Massimiliani, ha stabilito, sulla base del regolamento approvato dal consiglio di istituto, che gli studenti, dovranno depositare, in appositi contenitori, il proprio smartphone per poi ritirarlo solo al termine delle lezioni.

L’obiettivo della decisione

“L’intento –  si legge nella circolare emessa il 10 settembre scorso dall’Itis Badini di Ravenna per le classi del biennio – è quello di “garantire agli studenti la migliore e proficua attenzione nel corso delle attività didattiche, nonché di favorirne la socializzazione e di combattere le ormai sempre più diffuse dipendenze da smartphone”.

Appena arrivati a scuola, gli alunni dovranno lasciare i dispositivi mobili all’interno di una cassettina per ritirarli a fine lezione. Per le emergenze, invece, si fa come un tempo: si chiama dal centralino o dalla segreteria.

Ma c’è chi è di parere opposto

Le decisioni che si basano sulla normativa in vigore che prevede il non utilizzo dello smartphone in classe durante lo svolgimento delle attività didattiche sta facendo sorgere diverse scuole di pensiero anche fra i presidi, non tutti allineati. Alcuni infatti sono convinti che si debba convivere con le tecnologie e non, invece, vietarle.  Dello stesso avviso è il Prefetto di Bologna, Attilio Visconti. “Sarebbe opportuno che gli studenti mantenessero il cellulare e sapessero usarlo – ha sottolineato durante l’inaugurazione dell’anno scolastico dell’Istituto Superiore Aldini Valeriani di Bologna – che avessero la coscienza e la maturità di sapere quando il cellulare può essere usato e quando invece può essere non usato. Un po’ –  ha aggiunto –  quello che avviene per noi quando partecipiamo a un convegno o a una riunione. Credo poi – ha chiarito – che l’autonomia scolastica vada sempre rispettata in tutte le sue manifestazioni”.