Una grande tradizione ravennate da valorizzare

Autunno, tempo di feste e sagre, con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni e le tipicità del territorio: un “traguardo” senz’altro encomiabile ma, come testimoniano da tempo le varie opinioni sul tema, non sempre facile da raggiungere pienamente.

In altre parole, quando si parla di “tipicità” è solo l’enogastronomia ad essere chiamata in causa?

Tra breve inizierà il tradizionale appuntamento Giovinbacco, che caratterizzerà il centro cittadino dal 29 al 31 ottobre. Una “vetrina” per le produzioni del territorio (ma non solo, viste le varie provenienze italiane). Il sostegno a questa manifestazione da parte del Comune ha fatto sorgere, da più parti, un quesito: se Ravenna “mette in piazza” le eccellenze enogastronomiche, perché non valorizzare, negli stessi luoghi e con eventi ad hoc, anche altre eccellenze, queste sì storicamente locali?

Si parla in particolare del mosaico. Perché non organizzare una grande “festa” per mostrare la tradizione ravennate, coglierne le specificità e illustrarla fuori dai confini?

Una proposta di questo tipo, inoltre, sarebbe in grado di catalizzare l’interesse dei turisti, creando un circolo virtuoso e contribuendo a destagionalizzare i flussi.

Il modello rimane quello di Faenza, riconosciuta indiscutibilmente, anche grazie alle tante iniziative e un’ottima pianificazione nel tempo, come capitale della ceramica italiana.

Per ora, i leoni rampanti – simbolo di Ravenna e nello stemma della città – campeggiano solo nel logo di Giovinbacco: e al posto del pino c’è un calice. Che il vino scorra dunque (sempre con la giusta moderazione) ma senza dimenticare il resto: si parli alla “pancia” del pubblico, e magari anche alla mente e al cuore…