Il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini (foto di repertorio)
Il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini (foto di repertorio)

Nella seduta d’aula tenutasi oggi, la regione ha proposto di mettere i territori nelle condizioni di agire con più efficacia, così da realizzare interventi e investimenti programmati

L’Emilia-Romagna, come afferma una nota, torna a rilanciare l’importanza dell’autonomia differenziata, la gestione diretta di alcune competenze sulla base dell’articolo 116, terzo comma della costituzione, proponendo di mettere i territori nelle condizioni sia di agire con maggiore efficacia, sia di realizzare interventi e investimenti programmati, utilizzando bene e rapidamente le risorse disponibili, mai così tante grazie ai fondi europei del “Next generation EU” e al “Piano nazionale di ripresa e resilienza”. La regione, inoltre, si dice pronta ad aggiornare il proprio progetto di fronte a uno scenario socio-economico radicalmente cambiato da due anni a questa parte, a causa della pandemia prima e della guerra in Ucraina, con pesanti conseguenze su cittadini e famiglie, su lavoro e imprese, e su sanità e reti di welfare. La necessità immediata è quella di dare risposte concrete, realizzando un piano di riforme e di investimenti senza precedenti dal secondo dopoguerra, a partire dalla transizione ecologica, per passare dalla ristrutturazione del settore energetico sulla base di sostenibilità e rinnovabili, e fino ad arrivare alla trasformazione digitale.

Nella seduta d’aula dedicata all’autonomia differenziata tenutasi oggi, giovedì 28 aprile, la regione, nella propria proposta, prosegue la nota, intende dare priorità alle competenze e alle funzioni che meglio rafforzino la capacità di governo del sistema territoriale; così da aumentare l’efficacia dell’azione a favore delle comunità locali e così da potenziare gli strumenti di semplificazione, di programmazione e di investimento, anche per superare gli ostacoli che, a oltre quattro anni dall’avvio, rischiano di continuare a bloccare il percorso verso la maggiore autonomia. L’esempio concreto di quanto scritto è la possibilità di togliere l’istruzione dalle materie che la regione aveva chiesto, anche per ribadire il fatto che mai è stata chiesta dall’Emilia-Romagna la regionalizzazione della scuola a fronte, viceversa, dell’esigenza di investire sul sistema scolastico nazionale, priorità per il Paese.

Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna, nell’assemblea legislativa rivolta all’aula, si è così espresso: “L’autonomia differenziata rappresenta una grande opportunità prevista dalla nostra costituzione e noi, volendola cogliere, chiediamo quindi al governo un segnale concreto in tal senso. Infatti, sono qui a proporvi di offrire al governo la nostra disponibilità a predeterminare insieme alcuni elementi di garanzia e di cornice per arrivare all’autonomia differenziata, tra cui la legge quadro nazionale; il coinvolgimento di Parlamento e di consigli regionali; la determinazione dei ‘Lep’, i ‘Livelli essenziali di prestazione’, così da garantire allo stesso modo da nord a sud; l’accordo con tutte le regioni sul quadro finanziario, perché, anche qui lo ripeto ancora una volta, non abbiamo mai chiesto un euro in più allo Stato, bensì solo di poter gestire le risorse già assegnate ora rispetto alle materie di cui chiediamo la gestione diretta. Siamo, anzi, convinti che potrebbero esserci dei risparmi, perché vogliamo fare meglio e bene. Questi elementi, ne siamo convinti, potrebbero sbloccare l’impasse. E avanziamo anche la disponibilità a formulare insieme un progetto innovativo, ricalibrato rispetto al contesto attuale, del tutto cambiato, attraverso la concertazione istituzionale e sociale che abbiamo già sperimentato in questi anni, col nostro piano, fin dall’inizio, scritto insieme ai territori, alle parti sociali e alle componenti regionali nel patto per il Lavoro, senza mai un voto contrario nei passaggi assembleari. È, però, al governo che chiedo quale iniziativa intenda assumere a fronte di questo, ci dica cosa intende fare per non rendere questa l’ennesima proposta di un percorso inconcludente”, ha concluso Bonaccini.

Il percorso verso l’autonomia differenziata, continua la nota, vede alcuni punti acquisiti, tra cui le pre-intese siglate da Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia col governo Gentiloni nella scorsa legislatura (l’Emilia-Romagna aveva chiesto la competenza diretta su 15 materie; mentre, il Veneto e la Lombardia, aveva chiesto la competenza diretta su tutte le 23 materie possibili); e l’idea della “legge quadro”, già esplorata con l’ex ministro Francesco Boccia, che la regione è pronta condividere ora col governo e con Mariastella Gelmini, ministra per gli affari regionali, la quale ha istituito il gruppo di lavoro sul regionalismo differenziato. Ciò permetterebbe sia di non disperdere il lavoro fatto fin qui, sia di codificare una procedura nazionale per tutte le regioni, anche per quelle che già avevano manifestato analogo interesse all’ottenimento dell’autonomia differenziata, sempre secondo quanto previsto dalla costituzione. Altrettanto importante sarebbe valorizzare il ruolo della conferenza Stato-regioni, anche ipotizzando di inserire in costituzione il suo coinvolgimento nel percorso relativo all’autonomia differenziata.

La giunta guidata dal presidente Bonaccini chiede, quindi, al governo di far ripartire il confronto, aggiornando la propria proposta; e garantendo, nel farlo, la partecipazione costante dell’assemblea legislativa, nelle commissioni assembleari e in aula, così come avvenuto fin dall’inizio. Lo stesso farà nei confronti degli enti locali, delle parti sociali e di tutti i firmatari del “Patto per il lavoro e per il clima”; con l’obiettivo dell’approvazione della “legge quadro”, prima da parte del Parlamento e, poi, da parte dell’intesa con la regione; senza minimamente mettere in discussione né l’unità e l’indivisibilità dell’Italia, e né la solidarietà territoriale, entrambi principi costituzionali intoccabili, conclude la nota.