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Anche se i risultati non sono sempre esaltanti, bisogna ricordare che società in salute garantiscono il valore sociale dello sport

Tiene banco ormai da diversi giorni nelle cronache sportive nazionali il caso legato alle indagini su presunte violazioni nella gestione del bilancio della Juventus. Le polemiche hanno portato alle dimissioni in blocco di tutto il Consiglio di Amministrazione, nel probabile tentativo di limitare i danni, sportivi ed economici, che l’indagine sta procurando alla società bianconera, tra l’altro quotata in borsa come molte grandi squadre di calcio italiane.

Se è indubbio che le realtà sportive ravennati non siano certo paragonabili per volume di affari e importanza a quella che è la squadra più tifata in italia, questo cosiddetto “caso Juventus” può insegnare molto un po’ a tutto lo sport.

Le difficoltà dello sport a Ravenna

Ravenna sta vivendo negli ultimi anni una vistosa crisi di risultati che accomuna un po’ tutte le società sportive, tanto che la storica “città della pallavolo” si ritrova senza una squadra in Serie A1 (anzi la squadra femminile ha ceduto anche il titolo di A2). Non va tanto meglio alla pallacanestro che, dopo anni ai vertici della Serie A2, ha rischiato di non iscriversi e, con una squadra costruita con budget molto ridotto, ora si trova ultima in classifica.

Infine il calcio. Dopo la doppia retrocessione dalla Lega Pro, un campionato di vertice in Serie D non è bastato per calmare le critiche dei tifosi più critici. L’avvio di questa stagione, nonostante il bel successo in rimonta nel derby di domenica contro il Forlì, è stato avaro di risultati, riportando in auge le contestazioni alla società.

La gestione del Ravenna FC

Di fronte a una stagione per ora sottotono, non bisogna però dimenticare che il progetto portato avanti dal Presidente Alessandro Brunelli e dal DG Claudia Zignani da ormai diversi anni si è sempre caratterizzato per una eccellente gestione amministrativa. La società giallorossa è una delle poche a poter vantare i conti in ordine, mentre in precedenza era stata diverse volte al centro delle cronache per fallimenti e gestioni tanto finanziariamente “allegre”, quanto catastrofiche nel lungo periodo.

In più non va dimenticato il valore sociale dello sport, che educa tanti bambini nei settori giovanili, non solo calcistici. Avere società in salute che possono garantire questo percorso formativo è perciò fondamentale, ben oltre al risultato sportivo. Anche perché, come insegna proprio il “caso Juventus”, a tutti i livelli è pericoloso inseguire solo le vittorie sul campo, mettendo magari a rischio il futuro della società.

Chiedere di più?

Ravenna non possiede purtroppo un tessuto imprenditoriale ricco di realtà pronte a sostenere lo sport. E non possiede, anche qui purtroppo, un bacino di tifosi sufficiente a “pretendere” di frequentare i piani alti dei campionati nazionali, soprattutto per quanto riguarda il calcio, sport dove, a tutti i livelli, la stragrande maggioranza delle società è indebitata.

E se anche la grande Juventus, che vanta tra i 12 e i 14 milioni di tifosi in Italia, si trova in una situazione finanziariamente spiacevole, come si può chiedere al piccolo Ravenna di fare tanto di più di quello che viene fatto?

Serve guardare la realtà, e la realtà è che a Ravenna, ad oggi, il calcio vale, per pubblico e sostegno del tessuto economico, esattamente la categoria in cui è. L’attuale gestione della società giallorossa, va sottolineato a chi protesta per un gol preso in più o una posizione in classifica in meno, si limita a essere una garanzia per la sopravvivenza della società stessa, e del valore sociale che ha per tanti giovani che praticano sport.

Chiedere di più sarebbe una follia e un suicidio. Perché la Juventus, da questo “caso Juventus”, in qualche modo si rialzerà. Il calcio a Ravenna, come si è visto più volte in passato, è sempre invece uscito con le ossa rotte quando ha fatto il passo più lungo della gamba.


LB