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Inizia il tour nei punti di grande suggestione sparsi per la città che hanno caratterizzato la poetica e la vita del Sommo Poeta

La tomba di Dante, monumento nazionale nel centro di Ravenna, è il luogo in cui riposano le spoglie del poeta Dante Alighieri, morto nel settembre del 1321. Dopo le solenni onoranze funebri, celebrate nella basilica di San Francesco; il fiorentino (come da lui richiesto in punto di morte) venne sepolto in un sarcofago all’esterno della basilica, in un’arca antica sotto un portichetto, accanto alle mura del convento dei “Frati Minori”. I Da Polenta, signori della città, avevano però il desiderio di costruire un degno sepolcro per l’Aligheri, ma pochi mesi dopo, furono spodestati, mandando in disgrazia la tomba e il progetto. Solo nel 1483 Bernardo Bembo, podestà di Ravenna, diede l’incarico di restaurare, ampliare ed abbellire la tomba allo scultore Pietro Lombardo. Egli, con l’aiuto dei suoi figli, scolpì un bassorilievo marmoreo raffigurante il poeta, tuttora conservato all’interno della tomba.  Nel 1778, dopo l’arrivo a Ravenna del legato pontificio Luigi Valenti Gonzaga, si decise per la costruzione di un nuovo sacello. Fu incaricato l’architetto ravennate Camillo Morigia che, nel 1780 e nel 1781, costruì, in stile neoclassico, la tomba di Dante, una sorta di tempietto dalle linee essenziali e dal sobrio decoro.

Fin da subito rinominata in “la zucarira” (“la zuccheriera” in dialetto romagnolo) dai ravennati, il mausoleo, a pianta quadrata, è a forma di tempietto, coronato da una piccola cupola sormontata da una pigna. La facciata esterna è molto semplice, con una porta in legno sovrastata dallo stemma arcivescovile del cardinal Gonzaga e da una serpe che si morde la coda, simbolo dell’eternità della fama del poeta. Sull’architrave di accesso è, invece, presente un cartiglio in marmo, con sopra riportata la frase in latino “Dantis Poetae Sepulcrum”. A destra del monumento è presente un piccolo giardino, nel Medioevo chiostro ove si tennero i funerali di Dante ed ove il poeta fu inizialmente sepolto. All’esterno, invece, sorge una grande quercia fatta piantare da Giosuè Carducci agli inizi del 1900.

L’interno della tomba, tutta rivestita di marmi policromi e stucchi, consiste in un sarcofago di età romana che conserva le ossa di Dante. Scolpiti sopra l’urna (nel 1357) si possono ammirare l’epitaffio latino di Bernardo Canaccio ed il bassorilievo di Pietro Lombardo raffigurante il Sommo Poeta pensieroso davanti ad un leggio. Alla base una ghirlanda in bronzo e argento, in ricordo della vittoria nella Prima guerra mondiale. A destra, una colonnina (con una ghirlanda d’argento donata dalla città di Fiume) regge un’ampolla argentea realizzata da Giovanni Mayer e donata, nel 1908, dalle città giuliano-dalmate. Sul soffitto, invece, arde senza sosta una lampada votiva settecentesca (donata nel 1908), alimentata da olio d’oliva toscano, offerto ogni anno dal comune di Firenze per ricordare l’anniversario della morte del poeta. Sulla parete destra, una lapide in marmo ricorda i vari restauri della tomba, e la sua sistemazione con decorazione marmorea in occasione del centenario del 1921

Attorno al 1920 fu effettuato, dall’architetto Ambrogio Annoni e dallo scultore Lodovico Pogliaghi, un importante restauro, con le vecchie porte in legno che furono sostituite dalle attuali porte in bronzo, donate dal municipio di Roma. Nel 2020, la tomba è stata sottoposta a un nuovo restauro in occasione dell’anniversario per i settecento anni dalla morte del poeta. Sono stati effettuati interventi sia all’esterno che all’interno del tempio, con la croce donata nel 1965 da papa Paolo VI e benedetta da papa Francesco. La croce, di tipo greco e con quattro ametiste incastonate alle estremità, è simbolo della risurrezione, ed è tuttora collocata sopra la lastra marmorea del Lombardo.

La tomba di Dante, inoltre, è ricordata per la lunga diatriba sulle spoglie che si è consumata nel corso dei secoli e che, dopo settecento anni dalla morte del poeta, non sembra placarsi. La città di Ravenna e la città di Firenze, infatti, si contendono la legittimità di conservare le ossa di Dante, nato in Toscana ma morto in Romagna dopo un esilio forzato. Tutto iniziò pochi anni dopo la morte dell’Alighieri, coi fiorentini che cominciarono a reclamare le reliquie del loro concittadino attraverso varie richieste. La prima giunse nel 1396, la seconda nel 1428 e la terza nel 1476; tutte senza successo. La speranza, però, si fece più viva quando al Vaticano arrivarono due papi fiorentini, Leone X prima e Clemente VII poi. Leone X concesse, nel 1519, ai suoi concittadini il permesso di prelevare le ossa del poeta per portarle a Firenze, commissionando a Michelangelo la costruzione del monumento funebre di Dante. Quando la delegazione toscana arrivò a Ravenna ed aprì il sarcofago, le ossa non c’erano più. I frati francescani, infatti, avevano praticato, dal confinante chiostro, un buco nel muro e nel sarcofago, prelevando i resti del poeta. Il sarcofago fu poi collocato nel chiostro del convento e scrupolosamente sorvegliato. Le ossa, racchiuse appunto in una cassetta, furono ricollocate nell’urna originaria solo nel 1781, quando il Morigia costruì l’attuale tomba. Quando nel 1810 il convento fu chiuso, i frati decisero di lasciare i resti di Dante in un luogo sicuro, nascondendo nuovamente la cassetta senza far più filtrare alcuna notizia. Così, dall’inizio del 1800, tutti coloro che vennero a Ravenna per rendere omaggio a Dante ignorarono che il sepolcro era vuoto. Nel frattempo, a Firenze, nella speranza che le reliquie fossero restituite, fu eretto, nel 1829, un cenotafio in Santa Croce, raffigurante il poeta seduto e pensoso, mentre la Poesia piange sul sarcofago. Le ossa dell’Alighieri furono ritrovate da un muratore nel 1865 durante i lavori di restauro, con lo scheletro che venne ricomposto e riposto in un’urna di cristallo (poi esposta per pochi giorni al pubblico). Successivamente, le ossa ritornarono all’interno del tempietto. Durante la Seconda guerra mondiale, la cassetta fu nuovamente nascosta (sotto un tumulo coperto da vegetazione) per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Dopo la fine del conflitto, le spoglie del padre della lingua italiana non hanno subito più spostamenti, nonostante la città di Firenze non abbia desistito nel riportare le ossa di Dante in Toscana. Qualche anno fa, infatti, è stata avanzata una proposta in occasione delle celebrazioni dantesche del 2021, proposta poi bocciata nel giugno del 2019 da Franco Albertini, primo tribuno del tribunato di Romagna.

Le tappe del viaggio dantesco

La tappa zero può riferirsi all’introduzione, in cui viene spiegato che cos’è e di cosa parla la rassegna dal nome “luoghi danteschi”: