Continua il tour nei punti di grande suggestione sparsi per la città che hanno caratterizzato la poetica e la vita del Sommo Poeta

Dietro alla tomba di Dante, in piazza san Francesco, sorge uno dei monumenti più belli e famosi di Ravenna. Si tratta della basilica di San Francesco, capolavoro dalle forme romaniche che, durante il periodo medievale, divenne la chiesa cattolica prediletta dei Polentani, signori della città e ospiti di Dante Alighieri. L’attuale basilica, oggi sede di parrocchia affidata all’”Ordine dei frati minori conventuali”, sorge nel luogo di una chiesa più antica, in un edificio risalente al nono o decimo secolo, più volte rimaneggiato sia all’esterno, sia all’interno.

La chiesa, inizialmente dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, venne costruita poco dopo il 450 per volere del vescovo di Ravenna Neone, sebbene oggi rimanga veramente poco dell’edificio originale, a causa dei numerosi rifacimenti. La prima modifica si ebbe tra la seconda metà del nono secolo e il secolo successivo, con l’edificio iniziale che venne demolito e sostituito da una chiesa più grande. La nuova chiesa (rinominata col nome del santo di Assisi) fu concessa ai francescani nel 1261, che vi costruirono un convento nei pressi della basilica. I frati minori vi restarono fino al 1810, anno della soppressione del chiostro e fuga dei monaci (con la chiesa che venne gestita dal clero secolare); e poi di nuovo dal 1949 fino ad oggi, risiedendo non più nell’antico convento (oggi proprietà della “Cassa di Risparmio di Ravenna”), ma in un edificio dalla parte opposta della basilica. Tra i secoli diciassette e diciotto, la chiesa venne più volte restaurata ed arricchita con decorazioni e altari barocchi; mentre, tra il 1918 e il 1921, in occasione del sesto centenario della morte di Dante, l’edificio venne nuovamente restaurato, con l’eliminazione delle sovrastrutture barocche per riportarlo alle sue linee originarie, in uno stile più prossimo all’originale. Inoltre, la cripta data decimo secolo, è stata restaurata anche nel 1926 e nel 1970.

In questo capolavoro architettonico, la semplicità non si pone come ostacolo alla bellezza, che regna sovrana. L’occhio, infatti, entrando nella chiesa, rimane colpito dalla semplicità e dall’umiltà, due ingredienti che fanno da padroni in questo capolavoro medievale. L’interno della chiesa si presenta con una classica forma basilicale a tre navate, separate da due serie di archi a tutto sesto sorretti da dodici colonne di spoglio. A lato, all’esterno, la facciata è arricchita da un robusto campanile quadrato risalente al nono secolo. Di particolare bellezza è l’abside (posto in fondo alla navata centrale), semicircolare all’interno ed eptagonale all’esterno, che, a causa del fenomeno della subsidenza, appare ribassata di circa tre metri e mezzo rispetto al pavimento più recente. Lungo la navata destra, la basilica ospita anche tre cappelle risalenti alla metà del sedicesimo secolo: la prima ospitava un tempo la statua del condottiero Guidarello Guidarelli, trasferita prima nel Quadrarco di Braccioforte, poi all’”Accademia di Belle Arti” ed ora al “MAR”; la seconda, centrale, è dedicata a Sant’Antonio; mentre la terza è in memoria a San Rocco, con una cupola affrescata da Andrea Barbiani ed una tela di Gaspare Sacchi. Sui due lati della base del campanile che danno all’interno della chiesa, sono presenti vari reperti antichi, tra cui due frammenti di un sarcofago o di un altare; un affresco staccato; e resti di un mosaico dell’ottavo secolo. Al centro della basilica l’altare maggiore, costituito dal sarcofago del vescovo Liberio III che presenta, sui due lati lunghi, cinque figure entro archi sorretti da colonne tortili. Alle spalle dell’altare il coro ligneo scolpito. Un’ulteriore curiosità si lega a questo luogo, dato che, percorrendo la basilica come in un crescendo emotivo, si giunge ad una finestra situata sotto l’altare maggiore: è qui, infatti, che l’occhio del visitatore si meraviglia scorgendo la cripta risalente al decimo secolo.

La chiesa si presenta con una facciata semplice, rustica e serena. La parte frontale a salienti, con paramento murario in mattoni a vista; mentre al centro si apre il semplice portale con arco a tutto sesto e, sopra di esso, una bifora. Ai due lati, in prossimità delle navate laterali, sono presenti, due sarcofagi antichi in marmo a pavimento. Sul lato destro della facciata, si innalza la torre campanaria del nono secolo, restaurata nel 1921, anno in cui vennero riordinati i tre ordini di finestre: una bifora in quello inferiore; una trifora in quello mediano ed una quadrifora in quello superiore, per ciascun lato. Inoltre, a causa del fenomeno della subsidenza, anche San Francesco fu più volte sopraelevata. Il suo pavimento è sommerso dall’acqua, ma si possono scorgere gli antichi mosaici, risalenti alla chiesa originaria ma risistemati nel 1977. Lungo la navata destra sorgono tre cappelle laterali, con la prima, costruita nel 1525, che presenta i resti di un affresco trecentesco sulla parete di destra ed un ingresso in stile rinascimentale, sostenuto da due colonne.

La cripta della basilica di San Francesco, collocata sotto al presbiterio, non è altro che uno spazio a forma di oratorio con pilastrini, inizialmente concepito per ospitare le spoglie del vescovo Neone (colui che ordinò la costruzione della chiesa), come testimoniato da un’iscrizione presente sul luogo. Risalente al nono o decimo secolo ed avente come ingresso una piccola finestra ad arco, la cripta è a tre navate ed è coperta con volte a crociera, sorrette da quattro colonnine con semplici capitelli geometrici. Trovandosi sotto il livello del mare, l’acqua invade la cripta come fosse una piccola piscina, nella quale abitano anche diversi pesci. I giochi di riflessi fanno da padroni, con la suggestione che diventa inevitabile se si osserva lo sfavillio dell’acqua che lascia intravedere, in trasparenza, il pavimento traboccante di storia. Una curiosità che caratterizza questo luogo è l’abitudine che hanno molti turisti, probabilmente attratti dalla bellezza del luogo, di gettare le monetine nello specchio luminoso esprimendo un desiderio, contribuendo così a donare alla cripta ancor più sfumature e giochi di colore.

Nell’ultima campata della navata laterale di destra, è presente l’organo a canne, costruito nel 1921 e restaurato nel 1982. Lo strumento è a trasmissione elettrica, con una consolle mobile avente due tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32 note. Il corpo fonico presenta una mostra costituita da un canneto con disegno a cuspide con ali laterali che prosegue anche sul fianco destro.

Dante, dopo il Quadrarco di Braccioforte, strinse un legame molto forte anche con questo monumento, essendo la basilica di San Francesco la chiesa più frequentata in città dall’Alighieri e il luogo in cui, il 15 settembre del 1321, furono celebrati i suoi funerali. Dopo la solenne cerimonia davanti alle massime autorità cittadine, le sue spoglie furono accolte all’interno di un sarcofago risalente al quarto secolo. Il Sommo Poeta, inoltre, così come la nobile famiglia dei Da Polenta, volle essere sepolto nel cimitero del monastero.

Le tappe del viaggio dantesco

Un riepilogo delle tappe precedenti della rassegna “luoghi danteschi”, con lo scopo di rendere vita facile al lettore: