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Si protrae il tour nei punti di grande suggestione sparsi per la città che hanno caratterizzato la poetica e la vita del Sommo Poeta

Non si hanno conferme storiche, ma si è quasi certi che Dante, durante i suoi tre anni vissuti a Ravenna alla corte di Guido Novello Da Polenta, abbia visitato le meravigliose basiliche e gli splendidi monumenti della città, ammirandone gli inestimabili tesori artistici. Se da un lato la città bizantina è famosa per essere stata l’ultima tappa dell’esilio del Sommo Poeta, dall’altro è famosa per ospitare mosaici che compongono un repertorio artistico che tutto il mondo invidia. Le tessere e gli accostamenti policromi rappresentavano un insieme di immagini evocative e simboliche, dalle quali era impossibile non rimanere suggestionati, soprattutto per gli uomini di allora. Per un personaggio della caratura di Dante, le antiche chiese bizantine, che possedevano (e tuttora possiedono) un patrimonio di inestimabile bellezza, divennero fonte di ispirazione per la stesura del Paradiso. Le basiliche e i battisteri di Ravenna, infatti, custodivano reperti iconografici e cromatici di livello altissimo, soprattutto dal punto di vista artistico e iconologico, che caratterizzarono il percorso esistenziale e poetico interiore dell’Alighieri. Questo binomio, con Dante e la “Divina Commedia” da una parte e i mosaici dall’altra, divenne quindi fascinoso e curioso, al punto da indurre il poeta fiorentino a raccogliere, costruire e decantare quel senso immateriale di misticismo figurato della luce divina, ispirandosi direttamente ai colori; agli sfondi dorati e alle presenze ieratiche, custodite gelosamente nei monumenti ravennati. Il risultato è la stesura di terzine che hanno segnato la storia della letteratura italiana, accompagnando Dante prima verso la cima del Purgatorio, e poi nel Paradiso, in un viaggio che culminerà con l’apparizione della sua amata Beatrice.

Come tutte le chiese di Ravenna, dei periodi imperiale; ostrogotico e giustinianeo, anche sant’Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici. Tuttavia, essi non risalgono alla stessa epoca, essendo alcuni teodoriciani ed altri risalenti alla ridecorazione voluta dal vescovo Agnello, nel periodo in cui l’edificio venne riconsacrato al culto cristiano cattolico. Dante prese ispirazione dai mosaici presenti nella navata principale, divisi in tre fasce ben distinte dalle decorazioni musive, inserendo lo splendore dell’arte musiva ravennate nei suoi testi.

Il primo riferimento è presente nel canto sette del Purgatorio. Nei versi che vanno dal 73 al 78, l’Alighieri anticipa le teorie delle vergini e dei martiri che vengono alla mente se si osservano le tessere di Sant’Apollinare Nuovo, parlando di come le luci quasi fiabesche della basilica; i colori unici e meravigliosi delle tessere e la sensazione che provoca in lui così tanta bellezza l’abbiano influenzato nella composizione della “Commedia”. Di seguito i versi prima citati della seconda cantica:

“Oro e argento fine, cocco e biacca,

indaco, legno lucido e sereno,

fresco smeraldo in l’ora che si fiacca,

da l’erba e da li fior, dentr’a quel seno

posti, ciascun saria di color vinto,

come dal suo maggior è vinto il meno”

Il secondo riferimento è presente nel canto ventinove del Purgatorio. Nei versi che vanno dal 64 al 66, il poeta evoca un giardino fiorito già paradisiaco, presente negli sfondi dei mosaici della basilica. Di seguito i versi prima citati della seconda cantica:

“Genti vid’io allor, come a lor duci,

venire appresso, vestite di bianco;

e tal candor di qua già mai non fuci”

Il terzo riferimento è presente sempre nel canto ventinove del Purgatorio. Nei versi che vanno dall’82 all’87, Dante parla di un grande corteo (al quale prendono parte con ventiquattro signori vestiti di bianco coronati di fiordaliso) che anticipa l’arrivo della sua amata Beatrice. Nelle pareti di Sant’Apollinare Nuovo, infatti, sono presenti dodici figure femminili a sinistra, come vergini in processione; e altrettanti uomini sulla destra, rappresentanti dei santi. Di seguito i versi prima citati della seconda cantica:

“Sotto così bel ciel com’io diviso,

ventiquattro seniori, a due a due,

coronati venien di fiordaliso.

Tutti cantavan: ‘Benedicta tue

ne le figlie d’Adamo, e benedette

sieno in etterno le bellezze tue!”

Il quarto riferimento è presente anch’esso nel canto ventinove del Purgatorio. Nei versi 92 e 93, il Sommo Poeta narra di una processione edenica di anime del “Vecchio Testamento”, facendo riecheggiare la solennità ieratica delle due teorie di sante vergini e santi martiri, presenti nei mosaici della chiesa dai quali prende ispirazione. Di seguito i versi prima citati della seconda cantica:

“vennero appresso lor quattro animali,

coronati ciascun di verde fronda”

Il quinto riferimento nel canto trentatré del Paradiso. Nei versi che vanno dall’1 al 21 (l’incipit dell’ultimo canto di tutta l’opera), il fiorentino riporta un’orazione che san Bernardo rivolge a Maria, rifacendosi direttamente alla “Grande Vergine Madre”. Senza dubbio, colei che alla fine del corteo delle vergini nella basilica di sant’Apollinare Nuovo è seduta in trono alla fine, l’ha ispirato in maniera decisiva. Di seguito alcuni dei versi prima citati della terza, e ultima, cantica:

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,                                   

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.”      

Le tappe del viaggio dantesco

Un riepilogo delle tappe precedenti della rassegna “luoghi danteschi”, con lo scopo di rendere vita facile al lettore: