Vinicio Bestiario (foto Simone Cecchetti)

Giovedì 17 giugno alla Rocca Brancaleone, con l’Orchestra Maderna diretta da Stefano Nanni

L’Amore apre i cancelli allo zoo che ci portiamo dentro: parola di Vinicio Capossela, pronto a snocciolare, con il rigore dell’etologo e la fantasia di un chiassoso e onnivoro menestrello, tutte le metamorfosi del sentimento, quello che “attiva in noi il lupo, il coccodrillo e la sirena, ci rende parenti stretti del licantropo, del corvo e dell’asino selvaggio, rende credibili la fenice e l’unicorno”. Per domare o scatenare questa fauna interiore? Lo scopriremo giovedì 17 giugno, alle 21.30, alla Rocca Brancaleone, quando il Bestiario d’amore sfilerà in scena per Ravenna Festival, guazzabuglio di musiche selvatiche liberate dall’ingegno scapestrato e vagabondo di Vinicio con la complicità dell’Orchestra Bruno Maderna diretta da Stefano Nanni. Il concerto ripercorre l’omonima e immaginifica opera del XIII secolo con cui Richard de Fournival analizza, secondo lo schema dei bestiari medievali, tutte le forme che l’amore può incarnare:  “L’innamorato è un mostro – dice Capossela – sopraffatto dalla necessità di mostrarsi… mai si è tanto soli e affollati di mostri come da innamorati. E, non potendo evitare l’amore, lo celebreremo in forma di bestiario”. L’appuntamento, realizzato grazie al contributo del Gruppo Hera, è già sold out ma sarà in streaming su ravennafestival.live.

“Nel corso del tempo viene naturale cercare di collocare la propria vita in una dimensione più ampia, universale – ha spiegato Capossela, in un’intervista a Rolling Stone, circa il proprio progressivo spostarsi dalla scrittura più evidentemente autobiografica all’ispirazione di miti e letteratura – in questo le storie del mondo che tutti conosciamo hanno una grande forza e queste metafore hanno il vantaggio di non esaurirsi con la mia persona. (…) mi sembra che attingere a qualcosa che l’uomo ha già, che si è già inventato, ci dia un respiro più ampio, ci permette di non esaurirci nella nostra piccola vita”.

Il duecentesco Bestiaire d’amour dell’erudito francese Richard de Fournival, singolare figura di letterato e scienziato, è un’opera in prosa che conobbe una grande fortuna in Europa per le sue invenzioni. Al contrario dei tanti bestiari già in circolazione, quello di Fournival non enuncia le caratteristiche e la natura degli animali per impartire un insegnamento morale o religioso, ma per esortare all’amore. Il simbolismo animale è adattato infatti a una casistica che illustra le tappe e le sfortune della conquista amorosa – strizzando l’occhio, beninteso, a Ovidio e le sue Metamorfosi. La finzione letteraria vuole che si tratti dell’ultimo argomento di un innamorato respinto che intende conquistare la propria amata, ma il Bestiario è soprattutto un brillante, avvincente capriccio letterario in bilico fra trattato pseudoscientifico e divertita parodia dei codici dell’amor cortese.

Il Bestiario di Fournival esordisce mettendo a bando il canto a favore di parole e immagini; d’altronde chi canta – sirena, cigno o grillo – raramente fa una bella fine. Con scaramantica audacia, otto secoli più tardi Capossela ha messo insieme un racconto musicale popolato di quasi tutte le cinquantasette creature enumerate nell’opera, avvalendosi della traduzione di Francesco Zambon e includendo anche canzoni basate su liriche trobadoriche. Il disco tratto da questo progetto è stato lanciato a febbraio 2020, il giorno di San Valentino, e quest’estate si riannodano i fili di un tour interrotto dalla pandemia. Ravenna, che già l’anno scorso aveva aperto il vaso di Pandora di Pandemonium e nel 2014 aveva ospitato il Carnevale degli animali e altre bestie d’amore tratto da Saint-Saëns, accoglie così uno dei più complessi, narrativi e ambiziosi lavori del cantautore, vera prova di equilibrio circense fra popolaresco e filologico.

Tedesco di nascita – ad Hannover, nel 1965 – ma di famiglia irpina, Vinicio Capossela conquista la Targa Tenco con il suo primo disco. L’album della svolta, però, è il quarto, Il ballo di San Vito, uscito nel 1996; un disco che, più che un disco, è “una vicenda”, parola di Vinicio stesso. Nel 2004 pubblica invece con Feltrinelli Non si muore tutte le mattine. I lavori discografici successivi, Ovunque proteggi (2006), Da solo (2008) e Marinai Profeti e Balene (2011), si sviluppano intorno al mito, al rito, alla maschera, all’epica, al destino, tematiche declinatein spettacoli che sono già teatro-canzone. E poi ancora collaborazioni con i musicisti greci di rebetiko, lavori sulla musica popolare da ballo, una candidatura al Premio Strega, spettacoli teatrali…e nel 2019 Ballate per uomini e bestie (La Cùpa/Warner Music), l’undicesimo disco che gli guadagna la quarta targa Tenco, nella categoria Miglior disco in assoluto: “un cantico per tutte le creature – l’ha definito il suo autore – per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura”.

Stefano Nanni è pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra di origine cesenate che ha collaborato con artisti di estrazione musicale anche molto diversa: dagli interpreti classici come Danilo Rossi e Mario Brunello ai jazzisti Paolo Fresu, Fabrizio Bosso…e poi Luciano Pavarotti, Marco Paolini, Steve Ellington, Giuliano Sangiorgi e, naturalmente, lo stesso Capossela.

L’Associazione Musicale Bruno Maderna prende forma a Forlì nel 1996; il progetto, finalizzato alla costituzione di un gruppo orchestrale di alta qualità, autogestito e dinamico, si distingue per il costante impegno a favore della diffusione e divulgazione della cultura musicale sul territorio romagnolo e per l’opera di incentivazione del lavoro e della professionalità dei musicisti romagnoli. Nata parallelamente all’Associazione, l’Orchestra ha collaborato con artisti di grande calibro, da Riccardo Muti a Mario Brunello, anche all’interno di manifestazioni come lo stesso Ravenna Festival.

Info: 0544 249244 – www.ravennafestival.org