Statua del poeta fiorentino Dante Alighieri (foto da Shutterstock.com)

Il terzo approfondimento sul film in programma il 20 luglio per Ravenna Festival

Per la prima volta sugli schermi… l’Inferno di Dante. Il film del 1911, regia di Francesco Bertolini, Adolfo Padovan e Giuseppe de Liguoro – versione restaurata dalla Cineteca di Bologna – sarà in visione straordinaria il 20 luglio per il Ravenna Festival 2021 “Dedicato a Dante”; sponsor Publimedia Italia. Proiezione, con sonorizzazione dal vivo di Edison Studio, alle 21.30 alla Rocca Brancaleone. Evento anche in streaming su ravennafestival.live. Ravenna24ore pubblicherà 4 note di presentazione, per vivere appieno l’evento. Ecco la terza

Durante l’interminabile lavorazione del film Inferno, la Milano Films decide di avviare, anzitempo, una campagna pubblicitaria senza precedenti, al fine di accrescere le aspettative del pubblico per la pellicola di prossima uscita. L’incarico viene affidato a Gustavo Lombardo, imprenditore cinematografico napoletano che si è assicurato i diritti per la distribuzione del film, in Italia e all’estero. Lombardo è anche editore della rivista cinematografica “Lux” e non esita a utilizzare le pagine del suo periodico per pubblicizzare la pellicola ancora in fase realizzativa. Il battage promozionale è, a dir poco, massiccio: dalla metà del 1910, ampi spazi della rivista vengono riservati settimanalmente a reportage sul film dantesco, a interviste ad attori, registi e produttori della pellicola, a redazionali che illustrano minuziosamente le scene in lavorazione. L’inconsueta, imponente e anticipata strategia promozionale è, senza dubbio, proficua: molti mesi prima dell’uscita nelle sale, il film Inferno è già l’oggetto del desiderio del pubblico cinematografico. La campagna orchestrata da Lombardo rivela, però, una controindicazione non prevista: le meticolose descrizioni delle scene e le precise anticipazioni sul film ancora in cantiere diventano oggetto di attenzione da parte dei proprietari di una piccola casa di produzione laziale, la Helios di Velletri, i quali decidono, nell’estate del 1910, di realizzare a loro volta un film sulla prima cantica dantesca, seguendo pedissequamente le informazioni derivate dalla rivista “Lux”. Rispetto all’“originale” della Milano Films, il clone laziale è a basso budget (8000 lire contro le 100.000 della produzione lombarda) e molto più breve (400 mt. contro 1200 mt.). Il metraggio limitato riduce i tempi di lavorazione, tanto che l’Inferno della Helios, esce nelle sale nel gennaio del 1911, bruciando sul tempo la pellicola milanese. La circostanza causa la reazione furibonda di Lombardo, che cita in tribunale la dirigenza Helios, accusandola di plagio. I responsabili della Casa velletrana si difendono, dichiarando che solo Dante può rivendicare i diritti sulla Divina Commedia. La magistratura avalla tale posizione e il film laziale riprende a circolare nei cinematografi italiani, seppur con modesti risultati. Al contrario, il risalto dato dalla stampa all’insolita vicenda giudiziaria contribuisce ad aumentare l’attenzione del pubblico nei riguardi della pellicola della Milano Films, che, al momento dell’uscita, nel marzo del 1911, ottiene un clamoroso successo, nonostante il suo “doppio” in versione economica. (si ringrazia Giovanni Lasi per il prezioso contributo)

Marsilio

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