Chiara Lagani, autrice, insieme a Elio Germano, del libro "La mia battaglia"

I due autori, Elio Germano e Chiara Lagani, dialogheranno con Matteo Cavezzali alla Rocca Brancaleone

Appuntamento per domani, martedì 27 luglio, alle 18.30, alla Rocca Brancaleone con Elia Germano e Chiara Lagani che, conversando con Matteo Cavezzali, presenteranno il loro libro intitolato “La mia battaglia”.

Come affermato in una nota, basta tradurne in tedesco il titolo per intuire a quale profondità umana (e disumana) si siano calati Elio Germano e Chiara Lagani con “La mia battaglia”, feroce e allucinante prova teatrale che scuote le coscienze e lancia un segnale d’allarme: allo spettacolo è seguito un libro, pubblicato quest’anno da “Einaudi” nella collana “Super ET Opera viva” a inclusione di un’ampia intervista a cura di Rodolfo Sacchettini. In attesa che Germano calchi il palcoscenico del teatro Alighieri per “Paradiso XXXIII” (in programma dall’11 al 13 ottobre), il terzo e conclusivo appuntamento della trilogia d’autunno di “Ravenna Festival”, l’incontro guidato da Matteo Cavezzali lo vedrà conversare con Chiara Lagani, fondatrice e drammaturga di “Fanny & Alexander”, continua la nota, su intenti ed esiti di quella loro provocatoria, tentacolare narrazione che genera un’inquietante quesito: chi di noi può dirsi libero di pensare con la propria testa? L’appuntamento, organizzato in collaborazione con “ScrittuRa Festival”, è ad ingresso libero, ma è obbligatoria la prenotazione telefonando allo 0544 249244 o visitando il sito web www.ravennafestival.org.

In “La mia battaglia”, prosegue la nota, un attore entra in scena dal fondo della platea; con un sorriso complice coinvolge tutti i presenti in quella che pare una riflessione sulle questioni che affliggono la società civile. Piano piano, tra appelli alla necessità di resuscitare una società agonizzante, slogan politici sul senso di comunità e sulla meritocrazia, proclami sulla patria e la sicurezza, quell’uomo, in un crescendo di autocompiacimento, porterà l’uditorio a un sorprendente finale, mostrando come la seduzione autoritaria nasconda un raffinato congegno ideologico, uno strumento persuasivo vorace di consenso, che inganna la logica, manipolandola, conclude la nota.