Riccardo Muti - Wiener Philharmoniker
Riccardo Muti - Wiener Philharmoniker (ph. Terry Linke)

Con la speciale rassegna solidale “Romagna in fiore”. Riccardo Muti apre il Festival l’11 maggio sul podio dei Wiener Philharmoniker

E fu sera e fu mattina: con questa formula il libro della Genesi marca il succedersi dei giorni della Creazione. Che sia la settimana del racconto biblico o gli oltre nove miliardi di anni che secondo la scienza intercorrono fra il Big Bang e la formazione del pianeta Terra, che il mondo sia nato dalla sconfitta di un dio mostruoso, da un uovo o da una canzone, dalle fiamme di un grande incendio o dal tuffo di un uccello nelle acque primordiali, una cosa è certa: non c’è più tempo.

Nelle parole dell’attivista Greta Thunberg c’è l’emergenza di agire a difesa di un pianeta le cui risorse stiamo esaurendo e avvelenando, pervertendone gli equilibri per profitto o noncuranza pur di fronte ai devastanti effetti del cambiamento climatico. E nel titolo scelto per la XXXV edizione di Ravenna Festival – E fu sera e fu mattina – c’è il desiderio non solo di riflettere e sensibilizzare attraverso i linguaggi dello spettacolo, ma anche di esplorare e adottare nuove pratiche ecosostenibili.

A un anno dall’alluvione in Romagna, il Festival dedica infatti parte della programmazione ad alcuni dei territori più colpiti, con concerti gratuiti e rigorosamente nel segno del green per scoprire e riscoprire la Romagna in fiore e celebrarne lo spirito di resilienza e comunità. Dall’altra parte, le parole della Genesi sono l’occasione per meditare sull’atto di creazione che è proprio di ogni arte e sul valore della creatività, anch’essa forma di resistenza che può superare gli ostacoli della discriminazione e farsi risorsa per le comunità.

Riccardo Muti apre il Festival l’11 maggio sul podio dei Wiener Philharmoniker, per poi tornare alla guida della sua Orchestra Cherubini in due concerti. Il secondo è quello delle Vie dell’Amicizia, per il quale sarà eseguito lo Stabat Mater di Giovanni Sollima per ricordare il dramma dei migranti; quest’anno il progetto dell’Amicizia si compone anche del debutto dello spettacolo dedicato alla velocista somala Samia Yusuf Omar, sul cui sogno olimpionico si sono chiuse le acque del Mediterraneo.

Sull’orizzonte sinfonico si stagliano altri due maestri del calibro di Simon Rattle e Kirill Petrenko, entrambi per la prima volta al Festival. Mentre i film della Trilogia Qatsi di Godfrey Reggio e Philip Glass, proposti con le musiche originali eseguite dal vivo con la partecipazione del Philip Glass Ensemble, sono uno sguardo sul rapporto fra uomo e mondo, a Sant’Apollinare in Classe Ottavio Dantone guida Accademia Bizantina nella Creazione di Haydn, oratorio traboccante di gratitudine e meraviglia di fronte al Creato.

Il Museo Classis ospita le quattro giornate della Chiamata alle arti, con cui Cristina Mazzavillani Muti ha invitato giovani e giovanissimi a esprimersi e confrontarsi in una varietà di linguaggi artistici, ma “partecipazione” è la parola d’ordine anche per il Pluto di Aristofane che Marco Martinelli rimette in vita con gli adolescenti del territorio napoletano, per il Grande Teatro di Lido Adriano e per la seconda anta del Don Chisciotte ad ardere del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro.

Non mancano gli appuntamenti nelle basiliche cittadine, incluse quelle bizantine patrimonio Unesco; il Festival ha inoltre commissionato una nuova sacra rappresentazione dedicata all’imperatrice romana Galla Placidia. La sezione danza include invece la prima di Un amico di Virgilio Sieni, il Ballet de l’Opéra de Lyon, il gala Les étoiles con Eleonora Abbagnato e SeR di Sergio Bernal.

Il Festival, che tornerà in scena dal 15 al 21 novembre con la Trilogia d’Autunno, è anche a Cervia-Milano Marittima con la rassegna di parole e note Il Trebbo in musica, a Lugo nell’elegante Pavaglione e a Russi con la maestosa scenografia di Palazzo S. Giacomo. L’Orchestra Cherubini, che quest’anno festeggia il ventennale della propria creazione, rinnova il progetto La musica senza barriere, che ne vede le formazioni da camera portare la musica in RSA, ospedali, carceri e luoghi di volontariato, cultura e arte nel territorio di Ravenna e oltre.

Anima Mundi

In età moderna, il trionfo del paradigma di Cartesio e Newton ci ha consegnato l’immagine di un universo-macchina dove ogni organismo è il risultato della combinazione di più parti, soppiantando la concezione (platonica ma comune a tante culture animiste) di un’anima del mondo, principio unico da cui ogni cosa discende e attraverso cui tutte le cose sono legate.

Oggi, però, sempre più scienze osservano la realtà in termini di ecosistemi, riconoscendo quanto la vita in tutte le sue declinazioni – quantistiche, biologiche, sociali, economiche… – sia il risultato di relazioni, convivenze e corrispondenze. Il mondo si svela dunque interconnesso e interdipendente, non in possesso di un’anima ma esso stesso anima.

Quest’anima si sta sgretolando: la distruzione degli ecosistemi, l’esaurimento delle risorse e il cambiamento climatico sono le conseguenze e i sintomi di un rapporto sbagliato fra uomo e mondo. E dalla ricerca di un nuovo equilibrio non si può escludere lo spettacolo dal vivo.

Per questo Ravenna Festival propone Romagna in fiore, una speciale rassegna solidale, ecosostenibile, diffusa e interamente gratuita per gli spettatori. Con eventi nei territori che a maggio 2023 sono stati colpiti dall’emergenza alluvionale, Romagna in fiore si propone sia come rilancio turistico che contribuisca a tenere accesi i riflettori su quelle zone, esaltandone il patrimonio naturale e culturale e l’ospitalità che le contraddistingue, sia come opportunità di incontro fra le comunità locali e pubblico.

Senza ingombranti palcoscenici o luci artificiali, in località di valore paesaggistico e storico raggiungibili a piedi o in bicicletta dalle aree indicate, questi concerti pomeridiani copriranno quattro weekend fra maggio e giugno con la partecipazione di importanti artisti del panorama musicale italiano (il programma dettagliato sarà disponibile dal 12 marzo).

L’impegno a difesa della Terra passa necessariamente dalla consapevolezza di quanto rappresenti un bene comune, unico e insostituibile; a tutti noi è chiesto di imparare di nuovo a guardare, con amore e meraviglia. Di quella bellezza che domanda rispetto e contemplazione narra Franz Joseph Haydn nella Creazione, nella quale Ottavio Dantone guida Accademia Bizantina, a cui si uniscono il Philharmonia Chor Wien e i cantanti Charlotte Bowden, Martin Vanberg e Andre Morsch. Per scenografia quell’inno alla natura che, in tessere di mosaico, si staglia nell’abside di Sant’Apollinare in Classe.

Nella lingua degli indigeni amerindi Hopi, Koyaanisqatsi significa “vita priva di equilibrio”: è questo il titolo del primo dei tre film che compongono la trilogia nata dalla collaborazione fra il regista Godfrey Reggio e il compositore Philip Glass, completata da Powaqqatsi (“vita in trasformazione” o meglio ancora “vita parassitaria”) e Naqoyqatsi (“vita come guerra”). Un maestoso affresco visivo-musicale sull’avvento e il compimento del cosiddetto Antropocene, l’era dell’uomo che lascia la propria indelebile e distruttiva impronta sulla Terra. I film saranno proiettati con la colonna sonora originale di Glass eseguita dal Philip Glass Ensemble, che compie cinquant’anni, e l’Orchestra Regionale Toscana diretti da Michael Riesman, con la collaborazione del Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio e della violoncellista Erica Piccotti. Powaqqatsi è proposto in prima mondiale in una versione orchestrale commissionata dal Festival insieme al Barbican di Londra, al Festival di Edimburgo e alla National Concert Hall di Dublino.

Il tema del riscaldamento globale è al centro del nuovo lavoro di teatro musicale multimediale dedicato alla vita degli Inuit, la cui esistenza divenne di pubblico dominio un secolo fa con il documentario muto Nanuk l’eschimese (1922) di Robert Flaherty, primo film etnografico della storia. In prima assoluta, Lo sciamano di ghiaccio vede in scena il duo PIQSIQ, parte di quel popolo – oggi non più di 120 mila individui – diviso fra Alaska, Groenlandia e Canada e la cui esistenza è minacciata dai cambiamenti climatici e dalle aggressive politiche estrattive di Stati Uniti e Canada. Un’etnia, insomma, su cui si concentrano le contraddizioni e i conflitti dell’intero pianeta. Con la drammaturgia di Guido Barbieri, la regia di Fabio Cherstich, l’elettronica di Massimo Pupillo e la drammaturgia musicale di Oscar Pizzo, Lo sciamano di ghiaccio trasporta lo spettatore alla ricerca del Nanuk del XXI secolo, conteso fra tradizione e modernità, sulle tracce dell’esploratore italiano Roberto Peroni che da trent’anni vive in Groenlandia e si impegna per la difesa e divulgazione della cultura inuit.

Anima Hominis

Il racconto della Creazione nella Bibbia utilizza sapientemente un linguaggio che è, a propria volta, creativo: poetico e artistico piuttosto che analitico e logico. Dopo tutto, in molte religioni la divinità si manifesta come “primo artista”, forza creatrice che – infallibilmente o attraverso svariati tentativi – plasma il mondo. Un’esperienza che si rinnova, in scala, con ogni pratica d’arte.

Con le parole E fu sera e fu mattina, Ravenna Festival 2024 celebra pertanto anche la creatività in tutte le sue forme e a tutti i livelli. Cuore di questo omaggio sono le quattro giornate al Museo Classis (17-20 giugno), dove Cristina Mazzavillani Muti invita giovani e giovanissimi a vivere l’arte e condividerla: la Chiamata alle arti, dedicata ai creativi di oggi e del futuro fino a 25 anni, è aperta a una varietà di linguaggi – dalla fotografia al video, dalla poesia a rap e trap, dalle arti visive tradizionali a quelle più innovative, dal mosaico fino alla composizione musicale… Con la direzione artistica di Michele Marco Rossi e Anna Leonardi, il progetto sta raccogliendo opere inedite, destinando le migliori a essere esposte o eseguite a Classis, e offrirà l’occasione di nuovi momenti creativi nel Museo, inclusi concerti e performance (iscrizioni fino al 30 aprile, info ravennafestival.org).

La capacità dell’arte e della creatività di nutrire il senso di comunità, attraverso il confronto e lo scambio, è implicita in Romagna in fiore, nonché nelle tante iniziative partecipative e inclusive che il Festival ha sostenuto e co-curato negli anni. È il caso di Sogno di volare, progetto quadriennale che lega Ravenna a Pompei attraverso Aristofane. Alla Classense, dopo tutto, si conserva il solo manoscritto al mondo che contenga tutte le undici commedie superstiti del commediografo greco ed è una di queste – Pluto, incentrata sulla diseguale distribuzione della ricchezza – che la regia di Marco Martinelli porta in scena con la vis comica di adolescenti del territorio partenopeo. Dalla fucina del Teatro delle Albe esce anche Don Chisciotte ad ardere, seconda parte del trittico che chiama i cittadini ravennati a farsi parte del capolavoro di Cervantes. Dopo il debutto nel 2023, il Grande Teatro di Lido Adriano – nato dal dialogo fra artisti e operatori di Ravenna legati alla cosmopolita località della riviera e attorno all’attività del CISIM, centro culturale e molto altro – propone invece Panchatantra, rilettura della più celebre raccolta di favole indiane.

Creatività e talento sono spesso un’occasione di riscatto contro ostacoli e discriminazioni. Lo sapeva bene Samia Yusuf Omar: “sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete (…) ma vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro Paese,” dichiarò la velocista di Mogadiscio dopo la sua partecipazione alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, dove era arrivata nonostante la sua intera identità – lei che era donna, nera, somala e di umili origini – giocasse a suo sfavore. Alla sua memoria è dedicato lo spettacolo Non dirmi che hai paura, basato sul libro omonimo di Giuseppe Catozzella e parte del progetto Le vie dell’Amicizia.

Con Nina, Fanny & Alexander celebrano invece la cantante afroamericana Nina Simone, la cui forza di carattere e spirito creativo ne hanno segnato la carriera musicale quanto l’impegno per i diritti civili, mentre il Marian Consort propone, fra gli altri, brani di Vicente Lusitano, che nel Seicento fu probabilmente il primo compositore di colore a pubblicare musica in Europa. L’amore per la musica non ha abbandonato Ezio Bosso anche nelle fasi più difficili della sua malattia; a quattro anni dalla sua scomparsa, Virgilio Sieni gli dedica Un amico, coreografia in prima con la complicità del violoncello di Mario Brunello.

La creatività raramente germoglia in isolamento; è al crocevia fra culture e punti di vista diversi che trova terreno fertile, come il Festival ha sempre cercato di dimostrare attraverso una programmazione multiculturale. Che quest’anno include anche She, Elle, Lei con Almar’a, l’orchestra delle donne del Mediterraneo, Ginevra Di Marco e l’Orchestra di Piazza Vittorio (in collaborazione con il Festival delle Culture); un appuntamento dedicato alla musica etiope (Maqeda a Cervia); il concerto dell’Irini Ensemble sulle musiche al tempo del Concilio che nel 1439 tentò di ricomporre la frattura fra le chiese di Oriente e Occidente. A Palazzo S. Giacomo di Russi ci attendono l’alternative country dei Calexico – fusione di sonorità Tex-Mex con musica mariachi, jazz e psichedelia – con in apertura Don Antonio e Dalibor Paviˇcic´ (chitarrista del gruppo croato Bambi Molesters) e La grande notte del ballo popolare per viaggiare dal nord al sud dell’Europa, dalla Bretagna al Salento passando per il Poitou e l’Appennino, lungo l’itinerario curato da Fabio Rinaudo e con tanti ospiti. Il parco secolare di Villa Masini, antica magione nella campagna di Massa Castello in cui visse il tenore Angelo Masini, risuonerà invece de Le musiche dell’anima proposte dai gruppi dell’artista jazz albanese Elina Duni e della franco-siriana Naïssam Jalal e, con A piedi nudi sulla terra, delle parole di Folco Terzani, che per l’installazione ideata da Elio Germano si intrecciano a musica classica indiana e ai riti dell’asram.

Musica e musiche

La XXXV edizione di Ravenna Festival si apre nel segno prezioso di un’amicizia in musica fra le più straordinarie: è quella dei Wiener Philharmoniker e Riccardo Muti, coltivata in oltre cinquant’anni di memorabili concerti a Vienna e Salisburgo, tournée in tutto il mondo e storiche incisioni. Per il concerto inaugurale, hanno scelto la Sinfonia n. 35 di Mozart, detta “Haffner”, e la Sinfonia n. 9 di Schubert, detta “La grande”.

Muti rende invece omaggio a Ferruccio Busoni, di cui ricorre il centenario della morte, con la Turandot Suite op. 41, che accanto a brani di Schubert, Catalani e Mozart compone il programma del concerto con la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e Simone Nicoletta, solista nel Concerto in la maggiore K 622 (Nicoletta, che ha fatto parte della Cherubini, è oggi primo clarinetto al Comunale di Bologna).

La Cherubini e Muti sono protagonisti anche dell’ultimo concerto sinfonico in programma, quello delle Vie dell’Amicizia. In memoria di tutti coloro che, come Samia Yusuf Omar, hanno perso la vita nel Mediterraneo per il sogno di una vita migliore, in fuga da guerre e carestie, l’appuntamento ha per cuore lo Stabat Mater composto da Giovanni Sollima – che si unirà al concerto – su versi di Filippo Arriva in antico dialetto siciliano. Sul palco anche il Coro della della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, le donne di Coro a Coro dirette da Rachele Andrioli, il controtenore Nicolò Balducci e Lina Gervasi al theremin. La serata si apre con la Sinfonia n. 4 “Tragica” di Schubert.

Quest’anno sul podio ci sono anche due direttori per la prima volta al Festival. Alla guida della Gustav Mahler Jugendorchester, Kirill Petrenko celebra Anton Bruckner nel bicentenario della nascita, con l’esecuzione della sua Sinfonia n. 5, grandioso monumento di contrasti dinamici e forza espansiva. Sir Simon Rattle dirige invece la Chamber Orchestra of Europe, che, come la Mahler, non esisterebbe senza l’impegno di Claudio Abbado, del quale ricorre il decimo anniversario della scomparsa.

L’elegante chiostro della Loggetta Lombardesca accoglie due quintetti nati in seno a grandi orchestre: i Philharmonic Five, solisti dei Wiener che si cimentano anche con John Williams e Puccini, e il Chicago Symphony Brass Quintet. La Loggetta sarà cornice anche dell’omaggio a Byron e al suo legame con Ravenna, per il bicentenario della morte del poeta inglese, con il tenore Ian Bostridge, Julius Drake al pianoforte e i testi di Byron affidati a Lucasta Miller. Mentre il recital di Filippo Gorini si divide fra Schubert e il compositore ungherese György Kurtág, Michele Campanella e il Quartetto Indaco scelgono Schubert e Martucci. Tra i pianisti ospiti anche David Fray, in quest’occasione accanto al violinista Renaud Capuçon per Beethoven e Schubert.

Con Le Carnaval Baroque il pubblico potrà fare esperienza di un carnevale del XVII secolo – con la sua unione di musica, circo e teatro – nella ricostruzione de Le Poème Harmonique diretto da Vincent Dumestre. Due gli appuntamenti con la Stagione Armonica guidata da Sergio Balestracci, l’uno per l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi, “comedia harmonica” di fine Cinquecento, e il secondo per il centenario della nascita di Luigi Nono, con la partecipazione di Roberto Fabbriciani al flauto basso e Alvise Vidolin al live electronics e nastro magnetico.

Il dialogo fra musica e cinema, da tanti anni caro al Festival, ricorre in svariati appuntamenti, a partire dalla già citata trilogia di Godfrey Reggio e Philip Glass. Per la prima volta al Festival, la compositrice islandese Hildur Gudnadóttir – premio Oscar per la colonna sonora del Joker di Todd Phillips e autrice anche delle musiche della pluripremiata serie Chernobyl – propone le sue ipnotiche musiche nello spettacolo Osmium, al fianco di Sam Slater, James Ginzburg e Rully Shabara. Questo sarà il secondo dei tre appuntamenti nel Pavaglione di Lugo, che nel giro di un weekend ospita anche l’acclamato duo di cantautori siciliani Colapesce Dimartino (Premio Mia Martini a Sanremo 2023), in versione “sinfonica” con l’Orchestra La Corelli, e una serata – in collaborazione con Lugocontemporanea – con John De Leo Jazzabilly Lovers e Rita Marcotulli.

Il fil rouge del cinema si intreccia anche alla rassegna Il Trebbo in musica a Cervia – Milano Marittima. L’Orchestra 014 celebra Piero Piccioni, che compose tante colonne sonore di commedie all’italiana (ma ha anche influenzato la Lounge Music), mentre l’incontro con Pupi Avati su musica, film e vita sarà accompagnato da un quartetto jazz, il genere più amato dal regista bolognese.

Il Trebbo 2.4 si completa con l’omaggio di Laura Morante a Giacomo Puccini nel centenario della morte, il concerto di Margherita Vicario spalleggiata da La Corelli, il già citato Maqeda con cui Gabriella Ghermandi e un nutrito ensemble raccontano la bellezza senza tempo della musica etiope, il singolare e divertente inno ai piaceri della tavola proposto da Paolo Fresu e il pianista cubano Omar Sosa nel progetto Food e l’incontro con Riccarda Casadei per celebrare Romagna mia, inno romagnolo per eccellenza che compie 70 anni ed è stato appassionatamente intonato dagli “angeli del fango” che hanno prestato aiuto nei territori alluvionati.

Oltre agli eventi a Palazzo S. Giacomo di Russi e Villa Masini, fra i concerti di questo Festival c’è anche quello della Banda musicale della Polizia di Stato (diretta da Maurizio Billi) con cui si rinnova l’attenzione per l’importante attività delle bande nel nostro Paese – l’anno scorso era stata ospite la Banda dell’Arma dei Carabinieri.

Luce fu: musica nelle Basiliche

Fin dagli albori, le basiliche bizantine parte del sito Unesco sono fra i luoghi più amati dal pubblico e più caratterizzanti del programma di Ravenna Festival: questa nuova edizione non può che rinnovare il dialogo fra musica e mosaici.

La Basilica di Sant’Apollinare in Classe accoglie, oltre alla Creazione di Haydn con Accademia Bizantina, la Messa per Sant’Apollinare: la Cappella Marciana diretta da Marco Gemmani propone la messa che Giovanni Legrenzi, maestro di cappella nella Basilica di San Marco, fu con ogni probabilità chiamato a comporre nel 1670 – Venezia e Ravenna condividono infatti il culto del santo.

La Basilica di San Vitale ospita invece i già menzionati concerti con il Marian Consort dal Regno Unito e con l’Irini Ensemble, guidato da Lila Hajosi, dalla Francia. Quest’ultimo con il titolo Janua (“porta”) indaga un periodo brevissimo, quello del (fallito) tentativo di unire nuovamente le chiese d’Oriente e Occidente con il Concilio di Firenze: alludendo anche al dio bifronte Giano, Janua sceglie il punto di vista del compositore Guillaume Dufay, che fu testimone diretto di quegli eventi e le cui musiche sono proposte accanto a quelle di coevi compositori bizantini.

La nuova sacra rappresentazione Dilexi: storia di Galla Placidia in sette quadri, composta da Danilo Comitini su testo di Francesca Masi, è dedicata all’imperatrice romana il cui celebre mausoleo è un gioiello che incanta ogni visitatore. Ad accoglierne il debutto è la Basilica di San Giovanni Evangelista, eretta nel V secolo per tener fede al voto fatto da Galla Placidia quando, di ritorno da Costantinopoli, la sua nave si salvò da una tempesta. In scena, Antonio Greco dirige gli Strumentisti e il Coro del Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna.

Nella stessa basilica, e sempre all’ora del vespro, anche gli appuntamenti con l’oratorio di Nicola Antonio Porpora Il trionfo della Divina Giustizia ne’ tormenti e morte di Gesù Cristo, con l’Ensemble Dolce Concento guidato da Nicola Valentini.

Alla rassegna In templo Domini, che domenica dopo domenica unisce la celebrazione liturgica alla musica accompagnando il calendario del Festival, partecipano alcune delle formazioni italiane e straniere già impegnate nei concerti serali, dal Marian Consort e l’Irini Ensemble fino alla Cappella Marciana, La Stagione Armonica e il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, ma anche il Coro Ecce Novum.

Un Festival che danza

Tra le costellazioni di eventi di Ravenna Festival non può mancare quella della danza.

Il Ballet de l’Opéra de Lyon propone un doppio omaggio a Merce Cunningham, padre della danza contemporanea: Cunningham Forever è un dittico composto da Beach Birds, su musica di John Cage e ispirato alle movenze dei gabbiani, e Biped, un dialogo tra danzatori e ologrammi riproposto a Ravenna con le musiche originali eseguite dal vivo dal loro autore Gavin Bryars, tra i maggiori compositori inglesi, con il suo ensemble.

È internazionale anche lo spirito di Les étoiles, ormai un brand per tutti gli appassionati di balletto: con interpreti provenienti dai migliori teatri del mondo, fra repertorio classico e moderno – senza trascurare novità contemporanee – il gala curato da Daniele Cipriani è impreziosito quest’anno dalla partecipazione di Eleonora Abbagnato. Già ammirato dal pubblico del Festival proprio con Les étoiles, il divo della danza spagnola Serge Bernal è invece assoluto protagonista di SeR, una trascinante serata in prima italiana ispirata alla cultura iberica e allo spirito gitano su coreografie originali (molte a sua firma), lungo una playlist che spazia da Beyoncé a Vivaldi, da Saint-Saëns a musiche live.

Il versante italiano della danza è rappresentato, oltre che da Virgilio Sieni per la già citata prima di Un amico, dal ritorno al Festival del Progetto RIC.CI, dal ravennate gruppo nanou e dalle MicroDanze di Aterballetto.

È in prima nazionale redrum del gruppo nanou, parte del Progetto Overlook Hotel, composto da episodi indipendenti identificati come camere d’albergo. redrum – coreografie di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci e musiche di Bruno Dorella – è un tributo a The Shining di Stephen King e al film di Stanley Kubrick, l’evocazione di un luogo inesistente ma familiare, capace di aprire la porta su un immaginario conturbante mentre dissolve gli ordinari confini tra palco e platea.

Il Progetto RIC.CI curato da Marinella Guatterini punta a dare risalto e dunque a rimettere in moto la memoria della danza contemporanea italiana dall’inizio degli anni Ottanta sino alla fine dei Novanta; l’ultima fatica è rappresentata da Fragili film / Solo agli specchi di Marianna Troise, un omaggio alla sua insaziabile passione per una danza forte e al tempo stesso leggera, le acrobazie, le arti visive, la poesia, gli incontri…

Gli spazi di Classis saranno invece abitati dalle MicroDanze ideate da Aterballetto, brevissime performance danzate di 6-7 minuti immaginate per contesti inusuali rispetto ai tradizionali palcoscenici. In un vero e proprio percorso all’interno del museo, di sala in sala le MicroDanze intrecciano un dialogo serrato con l’esposizione ma anche con lo spettatore.

Il teatro specchio del mondo

C’è molto dello spirito della Romagna dietro la straordinaria vivacità teatrale di questa parte del mondo. Ravenna Festival, che da sempre stimola e sostiene le risorse creative e umane della città, include le ultime produzioni teatrali delle compagnie del territorio, quella Felix Romagna che, grazie a virtuose politiche culturali, è fra i più fertili terreni teatrali italiani.

Dopo l’esperienza con il poema persiano Mantiq At-Tayr nel 2023, il Grande Teatro di Lido Adriano continua il percorso attraverso la letteratura extraeuropea con Panchatantra, o le mirabolanti avventure di Kalila e Dimna, rileggendo le favole della tradizione indiana con il coinvolgimento di decine di giovani e adulti. La drammaturgia è di Tahar Lamri, con la direzione artistica di Luigi Dadina (che ne è regista) e Lanfranco Vicari, in arte Moder (che ne cura anche l’aspetto rap), e le musiche originali di Francesco Giampaoli.

Terza tappa invece per il progetto quadriennale di “rimessa in vita” delle commedie di Aristofane da parte di Marco Martinelli su commissione del Parco Archeologico di Pompei, dove lo spettacolo debutta prima di raggiungere Ravenna. Dopo Uccelli (2022) e Acarnesi Stop the War! (2023), è la volta di Pluto, dove un cittadino ateniese si convince che per ovviare alla diseguale distribuzione della ricchezza sia necessario restituire la vista al dio Pluto. Protagonisti in scena gli adolescenti di Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata; le musiche sono di Ambrogio Sparagna.

Continua anche l’avventura di Don Chisciotte ad ardere: l’esperienza della Chiamata pubblica che aveva già dato vita all’acclamato trittico del Cantiere Dante si è rinnovata con un altro caposaldo del canone letterario occidentale. Per il secondo anno consecutivo, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari di Teatro delle Albe / Ravenna Teatro sono sulle tracce del cavaliere errante creato da Cervantes, al fianco dei cittadini della Chiamata e sulle musiche originali di Leda; lo spettacolo itinerante toccherà anche il sito archeologico tradizionalmente denominato Palazzo di Teodorico.

Se la modalità partecipativa accomuna i progetti sopra descritti, un’altra compagnia del territorio, Fanny & Alexander, continua nella ricerca sull’eterodirezione, elemento chiave della loro poetica. Lo spettacolo è un omaggio alla vita di Eunice Kathleen Waymon, cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili, conosciuta ai più con lo pseudonimo di Nina Simone. In Nina, il pluripremiato soprano americano Claron McFadden ne abita la voce, attraversando i momenti più salienti della sua parabola e svelandone le fragilità, in un ritratto mimetico composto a partire da documenti audio di interviste radiofoniche e televisive e discorsi pubblici. Alla regia Luigi De Angelis, mentre la drammaturgia è di Chiara Lagani e la stessa McFadden e Damiano Meacci firmano la creazione musicale.

La sezione teatro si completa con altri due lavori dove la musica è parte integrante della drammaturgia. È questo il caso di un classico come l’Histoire du soldat di Stravinskij, portato in scena dai Figli d’Arte Cuticchio, con la regia di Mimmo Cuticchio e i solisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretti da Giovanni Conti, ma anche del già citato Non dirmi che hai paura. La messa in scena della storia di Samia – come raccontata dal libro di Catozzella (Premio Strega Giovani 2014) – include musiche edite di Peter Gabriel e Jill Gabriel, su licenza di Real World Music Ltd, e brani inediti creati da Alessandro Baldessari. Lo spettacolo diretto da Laura Ruocco, con la supervisione artistica di Ivan Stefanutti, si compone anche delle coreografie di Giulio Benvenuti e di testimonianze video.

Prevendite da giovedì 29 febbraio

I giovani al Festival under 18: 5 Euro ove previsto | Carta Giovani Nazionale (18-35 anni): sconto 50% ove previsto

Carnet Open (min. 4 spettacoli) -15% sul prezzo dei biglietti

Biglietteria del Teatro Alighieri tel. 0544 249244 www.ravennafestival.org